Era nell’aria, ma voleva farlo prima. Uno degli eroi della storia della Nazionale italiana, tra gli artefici fondamentali della vittoria alla Coppa del Mondo 2006, purtroppo non ce l’ha fatta a compiere l’impresa. Non è riuscito a dare l’apporto definitivo alla causa della Nazionale nel team sportivo, dietro il campo, per riportare finalmente i colori azzurri al Mondiale. E quel senso di appartenenza ha portato Buffon a rassegnare le sue dimissioni, come ha spiegato in un post pubblicato sul suo profilo Instagram.
«Rassegnare le mie dimissioni un minuto dopo la fine della gara contro la Bosnia, era un atto impellente, che mi usciva dal profondo. Spontaneo come le lacrime e quel male al cuore che so di condividere con tutti voi. Mi è stato chiesto di temporeggiare per far fare le giuste riflessioni a tutti», spiega l’ex numero 1 degli Azzurri.
Una scelta, la sua, che sarebbe stata immediata, ma che ha visto Buffon aspettare per rispetto del presidente federale Gravina, anch’esso dimissionario pochi minuti fa. Ed è proprio la notizia delle sue dimissioni ad aver “liberato” il capo delegazione della Nazionale da quel freno, permettendogli di esprimere un pensiero che aveva già fisso in testa dopo l’ultimo rigore di martedì sera.
«Ora che il Presidente Gravina ha scelto di fare un passo indietro, mi sento libero di fare quello che sento come atto di responsabilità, perché, pur nella sincera convinzione di aver costruito tanto a livello di spirito e di gruppo con Rino Gattuso e tutti i collaboratori, nel pochissimo tempo a disposizione della Nazionale, l’obiettivo principale era riportare l’Italia al Mondiale. E non ci siamo riusciti», continua.
Buffon dice che «è giusto lasciare a chi verrà dopo la libertà di scegliere la figura che riterrà migliore per ricoprire il mio ruolo», ma spiega che «rappresentare la Nazionale è per me un onore ed una passione che mi divora fin da quando ero un ragazzino. Ho cercato di interpretare il mio incarico mettendoci tutte le mie energie, guardando a tutti i settori per essere un anello di congiunzione, di dialogo e di sinergia tra le varie giovanili, cercando di strutturare, insieme ai vari responsabili, un progetto che, partendo dai giovanissimi, arrivi fino alla Nazionale U21. Il tutto per ripensare il modo in cui si allevano i talenti della futura Nazionale maggiore».
Per fare questo, dice che «ha chiesto ed ottenuto l’inserimento di poche, importanti figure di forte esperienza, che insieme con le competenze già presenti, stanno dando vita a questi cambiamenti necessari con visione a medio e lungo termine. Questo perché credo nella politica della meritocrazia e della specializzazione delle mansioni. Starà a chi di dovere giudicare la bontà di queste scelte».
La conclusione è un saluto e una riflessione di cuore dopo la tremenda batosta contro la Bosnia: «Porto nel cuore tutto, con gratitudine per il privilegio e l’insegnamento che, anche nell’epilogo doloroso, questa intensa esperienza mi lascia. Forza Azzurri sempre».
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