Pensate a cosa poteva essere “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”, il film del 1974 di Lina Wertmüller, senza Mariangela Melato. Se non riuscite a immaginarlo, non vi preoccupate, è normale, perché l’attrice era ed è tuttora insostituibile. Ma per quanto la pellicola rimanga tutt’oggi un capolavoro, ancora amatissimo, Giancarlo Giannini, alias Gennarino Carunchio nella pellicola, ha raccontato che questo scenario in realtà era uscito fuori. O meglio, era stato richiesto, dopo un infortunio. «Il primo giorno Mariangela si taglia un piede sugli scogli affilati come lamette, tanto che per camminarci sopra io mi incerottavo tutta la pianta dei piedi. In ospedale le mettono 15 punti e l’assicurazione, per non bloccare il set, ci chiede di sostituirla con un’altra attrice», ha raccontato in un’intervista a Il Messaggero. Ma questo ovviamente non è accaduto, lo si capisce dalla risposta che l’attore e la troupe diedero alla Melato: «Rispondiamo: “Nemmeno morti” e decidiamo di far recitare Mariangela seduta, ricorrendo ad alcune controfigure con la parrucca bionda nelle scene in movimento. Ma i problemi non finiscono qui: stava per scadere il noleggio delle due barche che utilizzavamo nel film».
Giannini, uno dei volti più amati del cinema italiano e non, è tornato a ricordare uno dei suoi film più celebri, indimenticabile sia per il prodotto uscito fuori, sia per le difficoltà delle riprese nell’estate 1973, a partire dai sopralluoghi, ha raccontato sempre nell’intervista a Il Messaggero. «Lina e io affittammo un piccolo aereo da turismo per scegliere dall’alto i luoghi delle riprese. A un certo punto il pilota ci comunicò che a causa del vento stava entrando sabbia nell’unico motore e fummo costretti a un atterraggio di emergenza. Ma da lassù avevamo fatto in tempo a innamorarci di Cala Gonone, un paradiso sulla costa orientale della Sardegna, dove un mese dopo avremmo finalmente girato il film». L’attore racconta dell’alto livello di improvvisazione nella pellicola, che ha portato anche a qualche imprevisto: «Nel copione gli schiaffi erano una decina, nel film sono più di sessanta. Una volta inseguivo una controfigura di Mariangela, riempiendola di botte, e la donna si girò all’improvviso sferrandomi un calcio che mi ruppe il menisco».
E a chi ritiene che quel film sia oggi improponibile o che sia maschilista, Giannini, insignito nel 2023 della stella sulla Walk of Fame di Hollywood, risponde: «Non sono d’accordo. Il mio Gennarino è un povero marinaio che si vendica di tutte le angherie subite dalla riccona in nome della differenza di classe. E quando lei, ormai nelle mani dell’uomo, decide di concedersi, lui rifiuta: pretende che la donna s’innamori». Ma quel film, che ha avuto anche diversi remake, tra cui quello di Guy Ritchie con il figlio Adriano e Madonna – un flop bocciato senza appello -, Giannini racconta di non rivederlo, come molti film straordinari realizzati: «I miei film non li rivedo mai. Anche quelli che, come Travolti, hanno lasciato una traccia indelebile sia nel cinema sia nella mia vita. Preferisco guardare avanti».
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