Germania, l’associazione di vendita al dettaglio chiede la revisione della norma doganale che avvantaggia il fast fashion 

Mentre Shein si starebbe preparando per la quotazione alla borsa di Londra, sempre più paesi europei cercano di limitare i danni provocati dal fast fashion. Questa volta la richiesta arriva dalla principale associazione di vendita al dettaglio della Germania, l’Handelsverband Deutschland (HDE), che tramite un comunicato stampa apparso sul sito ha informato di aver richiesto una revisione delle tasse di importazione europee che avvantaggerebbero il fast fashion.

Secondo le attuali normative dell’UE infatti, riferisce “Reuters”, i pacchi acquistati online da un paese non UE non sono soggetti a dazi doganali se il loro valore è inferiore a 150 euro, mentre l’associazione tedesca, citando i brand Shein e Temu, sostiene che le autorità doganali non avrebbero la capacità di controllare che tutti i prodotti siano conformi alle norme dell’UE. «I deficit nell’applicazione della legge portano a distorsioni della concorrenza a spese delle aziende europee e a rischi per la protezione dei consumatori – si legge nel comunicato dell’associazione che riporta le parole di Stephan Tromp, vice amministratore delegato di HDE – I requisiti per i rivenditori europei sono stati aumentati sempre di più negli ultimi anni con l’obiettivo della protezione dell’ambiente e dei consumatori. Allo stesso tempo, il mercato europeo è inondato da prodotti che in gran parte non soddisfano questi requisiti. Finalmente c’è bisogno di un Level-Playing-Field».

Il comunicato continua a spiegare: «Al fine di garantire un’efficace applicazione della legge anche nei confronti degli attori economici di paesi terzi, l’HDE non solo chiede un miglioramento dell’applicazione ufficiale. Per tutti i requisiti del diritto del prodotto, del consumatore e del diritto leale, ci deve essere un attore economico responsabile stabilito nell’UE che può essere utilizzato nell’ambito dell’applicazione del diritto ufficiale e privato. Altrimenti, sanzioni come le multe e le multe amministrative non andrebbero da nessuna parte perché non possono essere applicate ai commercianti cinesi. L’attore economico responsabile deve essere in grado di svolgere il compito in modo verificabile. E l’HDE vede anche le piattaforme come un dovere. Una piattaforma deve bloccare i commercianti di paesi terzi che non rispettano l’obbligo di nominare un attore economico responsabile. Se le piattaforme non cooperano, ci devono essere anche misure efficaci nei confronti della piattaforma stessa».

In una dichiarazione rilasciata a “Reuters”, inoltre, il ministro delle finanze tedesco Christian Lindner «ha segnalato che la Germania sosterrà l’abolizione del limite di esenzione da dazi di 150 euro a livello europeo», affermando anche di aver accolto con favore il fatto che la Commissione europea abbia presentato «proposte per adattare il diritto doganale europeo alle sfide del commercio elettronico». Shein, invece, ha dichiarato al portale: «Cerchiamo di rispettare tutte le leggi e i regolamenti locali pertinenti dei paesi in cui operiamo, anche in relazione alla conformità doganale e fiscale».

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