George Hoyningen-Huene: Palazzo Reale ospita un viaggio nell’estetica dell’iconico fotografo di moda

Glamour, eleganza e avanguardia: tre caratteristiche immortalate dalle fotografie di George Hoyningen-Huene, uno dei più grandi fotografi di moda che ha contribuito a formare l’estetica haute couture degli anni ‘20 e ‘30. Nato a San Pietroburgo nel 1900, figlio di un’americana e di un barone estone, dopo la rivoluzione d’ottobre George lascia la Russia e scappa in cerca di fortuna: la prima tappa con la famiglia è a Londra. Poi, nel 1920 si trasferisce a Parigi, dove entra a far parte della cerchia ristretta di artisti del calibro di Man Ray, Salvador Dalì, Lee Miller, Pablo Picasso, Paul Eluard e Jean Cocteau.

I suoi ritratti e le sue composizioni fotografiche sono tra le più sorprendenti del ventesimo secolo e ancora oggi, a distanza di 125 anni dalla sua nascita, continuano a incantare chi le osserva. Il tempo passa, ma le fotografie di George Hoyningen-Huene conservano una forza evocativa senza eguali. Non a caso, Richard Avedon lo definì “un genio, il maestro di tutti noi”.

Le sue mostre fotografiche hanno fatto tappa in tutto il mondo e per la prima volta ne è arrivata una anche in Italia: dal 21 gennaio al 18 maggio 2025, Palazzo Reale a Milano ospita la mostra “George Hoyningen-Huene. Glamour e avanguardia” per celebrare i 125 anni dalla nascita, uno dei pionieri della fotografia di moda.

L’esposizione, prima assoluta in Italia, si compone di oltre 100 fotografie ed è stata curata da Susanna Brown – per oltre dodici anni curatrice del Victoria & Albert Museum di Londra – che abbiamo avuto il piacere di intervistare.

Intervista a Susanna Brown, la curatrice della mostra a Palazzo Reale

Susanna Brown ci ha raccontato che l’esposizione si sviluppa in dieci splendide stanze del Palazzo Reale, raccontando la carriera fotografica di George Hoyningen-Huene dagli anni ’20 agli anni ’60. «Ogni stanza esplora un aspetto diverso della vita di Hoyningen-Huene: dai primi lavori con artisti e ballerini a Parigi, alle immagini di moda per Vogue e Harper’s Bazaar, agli studi surrealisti realizzati in collaborazione con Salvador Dalí, fino agli studi di nudo e ai ritratti delle icone di Hollywood».

Come ha contribuito a plasmare l’estetica haute couture degli anni ’20 e ’30?

«Huene entrò a far parte dello staff di Vogue a Parigi nel 1925. Portò con sé una profonda conoscenza dell’arte e della sua storia, ricoprendo inizialmente il ruolo di illustratore e scenografo, per poi affermarsi come uno dei fotografi di punta della rivista. Le sue immagini di moda haute couture raggiunsero un pubblico internazionale, vennero pubblicate nella edizione francese, britannica e americana di Vogue, mentre i suoi ritratti di celebrità apparvero su Vanity Fair. Il suo entusiasmo per l’antica Grecia e l’antica Roma si accordava perfettamente con l’estetica neoclassica di stilisti come Madeleine Vionnet e Madame Grès».

«Nel laboratorio parigino di Vogue, Huene fu anche insegnante e mentore di numerosi fotografi emergenti, che avrebbero poi intrapreso carriere di successo. Estremamente dedito al suo mestiere, consigliava ai colleghi di creare immagini “con l’idea che un giorno diventeranno parte di una collezione della grande arte fotografica mondiale”».

In mostra anche Divers, uno degli scatti più iconici di Hoyningen-Huene

La sezione “Moda mare e il fascino del corpo ideale” raccoglie una serie di foto che raccontano la moda del tempo. Tra queste fotografie c’è anche Divers, una delle più iconiche del XX secolo che immortala i fotografi Horst P. Horst e Lee Miller di spalle di fronte al mare. Anna Wintour ha scelto questo scatto tra i suoi cinque preferiti della lunga storia di Vogue.

«La sua fotografia più iconica, Divers, Swimwear by A. J. Izod, fu scattata nell’estate del 1930 sul tetto dello studio di Vogue al numero 65 di avenue des Champs-Élysées. Nei primi anni della sua carriera, Huene divenne noto per la sua abilità nel creare in questa location – il cuore della vivace metropoli -, immagini che sembravano invece realizzate su una spiaggia illuminata dal sole o accanto a una piscina. Questo fu un periodo in cui iniziava a essere socialmente accettabile per le donne mostrare il corpo in pubblico, e negli anni ’30 esplose la moda del fitness e dell’abbronzatura. Divers è un’immagine che molti fotografi hanno reinterpretato successivamente».

«Huene fu anche uno dei primi ad abbracciare il nuovo mezzo della fotografia a colori negli anni ’30. La mostra include alcune delle splendide riviste originali che mostrano i suoi primi esperimenti con il vivace processo del Kodachrome. Il colore rappresentava una rivelazione in quel periodo, e per Huene e i suoi contemporanei, imparare a fotografare a colori era come apprendere un linguaggio completamente nuovo».

Puoi raccontarci qualcosa del suo processo creativo, magari di come collaborava con stilisti o modelle?

«Un secolo fa, proprio come oggi, la creazione di immagini di moda era un processo altamente collaborativo. La mostra e il libro che l’accompagna includono alcune immagini del dietro le quinte, che mostrano gli assistenti fotografici di Huene mentre caricano la macchina fotografica e regolano le luci dello studio, mentre i redattori di moda delle riviste curano con attenzione lo stile dei capi indossati dalle modelle, appuntando i tessuti e assicurandosi che ogni accessorio sia perfetto. Huene lavorava in un’epoca in cui la professione di modella era ancora agli inizi; le sue prime modelle erano spesso ballerine del Folies Bergère di Parigi o emigrati russi che avevano lasciato le loro case in cerca di sicurezza e di una nuova vita a Parigi. Il suo obiettivo era creare immagini in cui i soggetti apparissero attivi e dinamici».

L’influenza del suo lavoro a 125 anni dalla nascita

C’è qualche aspetto del lavoro di Hoyningen-Huene che potrebbe essere passato inosservato o sottovalutato fino ad oggi?

«La maggior parte delle fotografie in mostra sono di un grande formato e sono state stampate utilizzando la tecnica al platino-palladio. I metalli preziosi impiegati in questo processo conferiscono alle sue fotografie una gamma ricca e delicata di tonalità di grigio, con una texture morbida e opaca, e il loro formato ripensa audacemente il potere immersivo delle sue immagini. Vedere le opere in queste dimensioni consente ai visitatori della mostra di apprezzare i dettagli che passano inosservati quando le fotografie sono visualizzate sulle pagine originali delle riviste».

Quali lezioni possiamo trarre dal suo lavoro 125 anni dopo la sua nascita?

«Come pioniere della fotografia per riviste ed esperto di illuminazione in studio, Hoyningen-Huene è stato ammirato e imitato da generazioni successive di fotografi professionisti. Tra i suoi apprendisti negli anni ’30 ci furono Horst P. Horst e Lee Miller. Decenni dopo, Richard Avedon lo descrisse come “un genio, il maestro di tutti noi”. Come scrive Lydia Caston nel catalogo della mostra: “La sottile teatralità e l’austera eleganza delle immagini di Avedon sono strettamente legate all’approccio di Huene nel bilanciare forma, luce, ombra e colore”».

«L’influenza di Huene è evidente anche nelle immagini di alta moda e negli studi di nudo in bianco e nero di Herb Ritts. Huene trovava ispirazione al di là della fotografia: osservava costantemente l’architettura antica, la pittura barocca, l’arte neoclassica e surrealista, e questo approccio è ancora oggi estremamente rilevante. Quando insegno agli studenti di fotografia, ricordo loro l’importanza di assorbire l’arte in tutte le sue forme, non solo studiando il lavoro di altri fotografi».

Qual è una delle tue opere preferite di Hoyningen-Huene e perché?

«In una mostra con così tante opere magnifiche, è difficile sceglierne solo una. Spesso la storia dietro la fotografia è affascinante quanto l’immagine stessa. Mi è piaciuto molto scoprire di più sulle donne straordinarie con cui ha collaborato a Parigi. Ad esempio, una delle sue più grandi modelle fu Toto Koopman, nata in Indonesia da un ufficiale di cavalleria olandese e sua moglie giavanese. Huene la fotografò per la copertina di Vogue del settembre 1933. Fu una copertina storica: Toto divenne la prima donna birazziale e bisessuale ad apparire sulla copertina di Vogue (anche se la rivista non riconobbe questi aspetti della sua identità all’epoca). Sviluppò un talento per le lingue, diventando fluente in francese, tedesco, inglese e italiano, abilità che si rivelarono estremamente utili durante la Seconda Guerra Mondiale, quando Koopman lavorò come spia per la Resistenza italiana».

Alcuni aneddoti su George Hoyningen-Huene

«Durante la mia ricerca ho scoperto alcune lettere e telegrammi meravigliosi che Huene ricevette dai suoi amici celebri. Più tardi nella sua carriera, lavorò come consulente del colore in numerosi film, collaborando con il regista George Cukor, e strinse amicizie con star del cinema. Conservava lettere personali di attrici come Ava Gardner e Sophia Loren – lavorò con l’attrice italiana nel film Heller in Pink Tights (1960)».

«Anche il suo memoir inedito, conservato nella UCLA Library in California, è stato una fonte preziosa di informazioni sulla sua giovinezza e sulle sue avventure a San Pietroburgo, Londra e Parigi. Negli anni ’30, aveva la reputazione di avere esplosioni di temperamento sotto il calore delle luci dello studio. Ma, come ricordava Horst P. Horst, Huene possedeva anche “un fascino devastante” e poteva essere “esilarante”, come mostrano le fotografie personali incluse nella mostra».

[📷 © Vincenzo Bruno]

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