Sì, la Gen Z è più conservatrice dei Millennials. Almeno per quanto riguarda le relazioni, e almeno secondo un nuovo storico studio redatto dal The Times. Secondo la testata quasi due terzi dei giovani adulti, tra i 18 e i 27 anni, ritengono che il matrimonio sia ancora un’istituzione importante. Ma non è tutto, perché lo studio evidenzia anche quanto la Generazione Z abbia una visione più conservatrice del sesso e delle relazioni rispetto alla generazione dei propri genitori.
Tra gli intervistati, solo un quinto ritiene che il matrimonio sia irrilevante, mentre un terzo pensa che per una coppia sia meglio sposarsi prima di avere figli. Questo studio dimostra che, al giorno d’oggi, «una persona di 65 anni è quasi altrettanto propensa a credere che il matrimonio sia irrilevante quanto una persona di poco più di vent’anni». Addirittura, i giovani adulti di oggi sono più favorevoli al matrimonio rispetto ai coetanei di vent’anni fa, quando quasi il doppio della percentuale (ovvero il 39%) riteneva che il matrimonio fosse irrilevante.
I dati mettono in risalto anche il modo in cui questa generazione si approccia al one night stand. Il sesso occasionale, per intenderci. Secondo la ricerca c’è stato un grande cambiamento negli ultimi due decenni, e anche in questo caso la generazione Z è molto più conservatrice rispetto alla generazione dei Millennials che l’ha preceduta nello studio. Solo il 23% infatti ha dichiarato che i propri amici fanno sesso occasionale, il che si traduce in un netto calo rispetto al 78% dei Millennial che avevano risposto sì a questa domanda 20 anni fa. Il 16% ha dichiarato che il proprio gruppo di amici farebbe sesso senza preservativo al di fuori di una relazione a lungo termine e anche questo rappresenta un calo rispetto al 52% dello studio condotto nel 2004.
Nonostante l’approccio più conservatore nei confronti delle relazioni, la generazione Z, fortunatamente, si dimostra decisamente più aperta nei confronti dei diritti delle persone transgender. Secondo lo studio del The Times, infatti, la maggior parte degli intervistati ha ritenuto che una persona biologicamente di sesso maschile che si identifica come donna debba essere ammessa negli spazi riservati alle donne, come i bagni o i reparti ospedalieri.
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