Per chi è nato e cresciuto a Roma, Gazzelle è come quel vicino di casa che in punta di piedi ha abbattuto i confini a volte un po’ troppo stretti di Roma Nord ed è arrivato lontano. L’ha detto anche lui, anzi l’ha cantato, con Tutto qui, il brano portato al Festival di Sanremo: che a volte scappare un po’ da Roma Nord fa bene. E infatti dopo una data al Circo Massimo, in cui ha giocato in casa con 55 mila persone a cantare all’unisono le sue canzoni, ieri sera Gazzelle si è preso anche Milano. E lo ha fatto da Flavio. Quello a cui basta salire sul palco con la sigaretta in mano e gli occhiali da sole per farsi riconoscere. Che mentre canta chiede «un caz*o di gin tonic», ma non beve più come un ragazzino, bensì lo fa con la consapevolezza di chi ha tutta la vita davanti. Sì, davanti a un bar. Quel bar dove incontri i tuoi amici e li saluti con un «bella regà», come fa lui. Perché come ha detto dal palco, «sembra di stare a casa nostra».
L’inizio con un tiro di sigaretta e poi Punk, e subito un bacio congelato che sapeva di Milano. Un viaggio nei ricordi e una torta di mele contro la nostalgia. Dai tempi di Superbattito, album che ha ormai spento otto candeline, passando per Punk e Post Punk, per OK e OK UN CAZ*O, fino a DENTRO e all’ultimo album, INDI. Flavio è sempre lo stesso, eppure è cambiato parecchio. O forse è semplicemente cresciuto, come chi le sue canzoni le ascoltava otto anni fa e le ascolta ancora. Perché se c’è una cosa certa è che, se sei fan di Gazzelle, non smetterai mai di esserlo. Perché la sua musica ha scavalcato il confine tra cantautorato indie e cantautorato classico e lui oggi è un punto fermo della scena musicale italiana, creando un mondo tutto suo.


Molti dicono che l’accento romano sia il più bello d’Italia. Ieri sera a San Siro quell’accento risuonava forte, in un grande concerto che sapeva di festa intima, con gli amici di sempre, quelli di Flavio. Un Meltinpot di emozioni, un Superbattito collettivo che sa di casa. Di ricordi e di amori. D’altronde lo Zucchero Filato ce lo ricordiamo un po’ tutti, ma ieri sera era ancora più dolce del solito. Saranno stati i cuori connessi, la scaletta densa ma che sa di casa. Quella casa che è diventata lo stadio San Siro, che per una sera ha dimenticato la sua anima brutalista ed è diventato una cattedrale romantica. Tutto grazie a un ragazzo di nome Flavio, che ci ha insegnato che i sogni dentro al cassetto marciscono e che ci ha fatto stare come una bomba, ma in senso buono, per una serata un po’ meno Sbatti.
D’altronde lui di palchi ne ha visti e conquistati, sempre nei panni di quel ragazzo che con un bagaglio pieno di autenticità è andato lontano. Il successo è arrivato, non senza il duro lavoro e la coerenza, con cui ha dimostrato di essere molto di più di una promessa, ma soprattutto che anche restando sempre fedeli a se stessi si può lasciare un segno profondo. Quella di San Siro però è stata una data un po’ più importante delle altre, arrivata dopo un’altra altrettanto significativa. Perché? Perché adesso Gazzelle si prenderà una pausa. «Non pensavo che avrei mai suonato a San Siro. È solo grazie a voi, io da solo non lo avrei fatto. Adesso mi prenderò una piccola pausa per farmi un po’ i caz*i miei. Ma soprattutto per la musica, per fare in modo che la musica respiri, che la musica si prenda anche il tempo di capirci qualcosa della mia vita. In modo che io possa poi scrivere qualcosa, sperando che possa arrivare a tutti voi. E penso che la musica abbia bisogno anche di questo (…). Preferisco aspettare e dedicarle l’amore che merita, perché la musica è la cosa più bella (…). Però non sarà facile per me, perché tutto questo già mi sta mancando», ha detto a margine del concerto.


Fortunati quelli che c’erano, perché potremmo dover aspettare un po’ prima di ascoltarlo di nuovo live. Ma una cosa è certa: lui non si fermerà. Con la sua vibe da ragazzo chill sempre con gli occhiali da sole ha conquistato il pubblico, e con le emozioni che risuonano nelle sue strofe ha costruito un mondo evocativo, a tratti malinconico a tratti confortante, fragile e allo stesso tempo potente. Quel mondo che per 55 mila persone è stato il Circo Massimo di Roma e che per moltissime, ieri sera, è stato lo stadio di San Siro di Milano. Goditi la pausa, Flavio, perché hai tutta la vita davanti, e noi, stiamo bene anche soli (forse).
[📸 Courtesy of Help Media PR / © Francesco Prandoni e Simone Biavati]