A ben vedere la genesi della loro storia, forse questa è la volta buona. Perché succede spesso che le luci dei riflettori possano inquinare relazioni nate sottovoce, senza grossi proclami. Qui sembra diverso. Lui è Jannik Sinner, numero 2 al mondo del tennis. Lei è Laila Hasanovic, modella danese di origini bosniache, 25 anni. Appena un anno più grande di Jannik. Da quando il campione italiano è stato visto a Copenaghen lo scorso maggio, gli indizi si sono via via allineati, lasciando spazio a una conferma sempre più evidente. Quella andata in scena ieri sera a Torino, all’Inalpi Arena, teatro della vittoria schiacciante di Sinner nelle ATP Finals contro l’acerrimo “nemico amatissimo” Carlos Alcaraz.
Nel suo box un posto era dedicato a Laila: composta, discreta, che ha raccolto un suo abbraccio alla fine della partita, prima di scendere in campo per le foto di rito con Jannik, in compagnia anche del cane della modella, Snoopy. L’immagine ha fatto il giro del mondo, aggiungendo qualche dettaglio in più sullo stato delle cose tra i due. Uno scenario che sembrava già leggibile, ma che ora sembra più nitido. Dalla fuga di lui nella “sua” Danimarca e gli avvistamenti di lei a Monte Carlo dove vive Sinner; alla presenza silenziosa di Laila sugli spalti a Parigi, per il Roland Garros, e a Londra, per Wimbledon; al “la mia fidanzata” pronunciato da Sinner nel ringraziamento dopo la vittoria a Vienna, dove la Hasanovic si è seduta per la prima volta nello spicchio delle “close people” del campione, accanto a mamma Siglinde e papà Hanspeter.
Si sa anche che la ragazza lavori come modella – protagonista di molte campagne con brand di spicco, come Armani Beauty -, e della sua passata relazione con il pilota Mick Schumacher. Negli ultimi mesi è volata in vacanza tra il Tirolo, la Corsica e una prossima meta meritata. Senza troppe pressioni, con la sola voglia di godersi il momento. Senza presunti anelli sospetti, come qualcuno ha insinuato nelle ultime ore osservando la sua mano. E soprattutto in privato, senza la necessità di urlarlo ad alta voce. Questo sì che è un match point.
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