Una storia che non finirà mai. Il lascito di Franco Battiato riecheggia tutti i giorni. È acqua freschissima che ancora oggi disseta l’anima e le orecchie di tante persone. Perché una carriera come quella del cantautore nato a Ionia, il 23 marzo 1945, non ha paragoni. Non soltanto nel nostro Paese, ma probabilmente in giro per il mondo. Fu portavoce di un’accuratezza musicale e di una ricerca dell’oltre in qualsiasi forma. Nei testi, nella spiritualità, nel senso delle cose. Lo ricercava a Milo, alle pendici dell’Etna, lì dove abitava e meditava la mattina presto.

C’era qualcosa di magico in ciò che Franco Battiato produceva, diceva e pensava. Uno spirito avanguardista che lo muoveva e che rendeva speciali le cose che toccava. Non solo le canzoni, che ancora oggi suonano moderne più che mai, ma anche le dichiarazioni. Mai banali, a volte articolate, ma cariche di significato. Franco Battiato nasceva 80 anni fa e oggi avrebbe compiuto 80 anni. Lui che con la sua musica e le sue tracce ha accompagnato epoche e lasciato a ognuno di noi la curiosità e la bellezza che facevano cantare e riflettere a ogni ascolto. Cavalcando generi musicali, scrivendo canzoni che si sono rivelate di inestimabile valore, a volte anche anticipando un po’ troppo i tempi.

Parte del merito nell’aver assecondato la sua visione è anche di Manlio Sgalambro, così come di tanti artisti affini al suo modo di vedere le cose, di cui si è attorniato. Perché i grandi hanno l’umiltà di capire con chi condividere pezzi di strada e scrivere pagine (e canzoni) che possano rimanere nel tempo. Da “La Cura”, “La stagione dell’amore” e “Prospettiva Nevski”, a “Povera Patria” ed “E ti vengo a cercare”. Perle rare di un mosaico di canzoni eterne, prodotte da un uomo, prima che artista, che con un’ironia fine e la sana curiosità per la vita ha saputo creare una legacy che non potrà mai essere dimenticata.

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