Una settimana cruciale, forse storica. In Francia si sta dibattendo apertamente da giorni a proposito di social e minori. Dopo la proposta di legge che vorrebbe vietare l’utilizzo dei social ai minori di 15 anni, un’altra novità sta per sconvolgere il Paese (e non solo): stop allo sharenting. Ma che cos’è questa parola apparentemente sconosciuta? Il neologismo deriva dalle parole inglesi “share” (condividere) e “parenting” (genitorialità), descrive il fenomeno della condivisione online da parte dei genitori di contenuti – tra foto, video, ecc. – che riguardano i propri figli o figlie. Lunedì 6 marzo, in Parlamento, si è discussa e votata la proposta del deputato di Renaissance, Bruno Studer, che vuole limitare questo fenomeno, sancendo diritti del minore e responsabilità dei genitori. Questi ultimi esercitano entrambi i diritti di immagine, tenuto conto del parere del minore. Secondo il testo, in caso di disaccordo tra i genitori, si prevede che un giudice possa vietare a uno di loro la pubblicazione di contenuti sui figli senza l’autorizzazione dell’altro. Addirittura, nei casi di grave violazione della dignità, sarà possibile per il giudice affidare a un terzo l’esercizio del diritto all’immagine del minore.
In parole povere: i genitori non saranno più liberi di creare contenuti sui bambini. D’altronde, anche loro hanno una vita privata che deve essere rispettata. Il deputato ha affermato, basandosi su uno studio dell’agenzia britannica Opinium per la società Nominet condotto nel febbraio 2018, come un bambino compaia in media «in 1300 fotografie pubblicate in linea prima dei 13 anni». Questo implica, secondo gli esperti, un forte rischio online per i minori, specialmente per ciò che riguarda la pedopornografia. Ma non solo. Perché quei contenuti, rivisti dal minore una volta diventato grande, potrebbero essere dannosi per la propria fiducia, ma anche per il rapporto con i genitori, oltre a esporlo a un pericolo bullismo in adolescenza, dice Thomas Rohmer, presidente dell’Osservatorio sulla genitorialità e l’educazione digitale (Open).
La proposta di legge è stata approvata all’unanimità in Assemblea Nazionale e ora attende di passare in Senato. Di sicuro c’è che il tema è quanto mai importante, condiviso anche da molti altri Paesi. In Italia, ad esempio negli scorsi giorni, l’Autorità garante per l’infanzia e il Garante per la privacy hanno già parlato dei rischi dello sharenting anche nel nostro Paese, attenzionando addirittura anche la premier Meloni. Ci saranno novità, in questa direzione, anche in Italia?