Francia: la proposta di legge anti fast fashion arriva in Senato

La proposta di legge volta a penalizzare il fast fashion in Francia, già approvata all’unanimità ormai un anno fa dall’Assemblea Nazionale, potrebbe essere discussa al Senato la settimana del 19 maggio 2025. Come riportato dall’emittente francese Public Sénat, in commissione, i senatori hanno perfezionato il dispositivo per impedire alle due piattaforme cinesi di moda online di sottrarsi, mentre alcuni marchi come Zara e H&M dovrebbero essere esentati dalla legislazione.

«Questa proposta di legge mira a contrastare l’impatto ambientale di alcuni marchi di moda che, da diversi anni, moltiplicano le collezioni a basso costo in tempi molto brevi, ben oltre il tradizionale calendario Primavera/Estate e Autunno/Inverno che ha a lungo governato il settore. L’obiettivo di questa “moda express” è soddisfare le richieste dei consumatori, proponendo loro una grande varietà di capi che rispondono alle ultime tendenze, il tutto a prezzi accessibili», si legge sulla testata.

La proposta stabilisce infatti una definizione di fast fashion, basata su soglie relative al numero di nuovi modelli messi in vendita da un marchio in un determinato periodo. Questi limiti dovranno essere definiti per decreto. La relatrice LR, Sylvie Valente-Le Hir, ha infatti dichiarato: «Questa flessibilità ci permette di prendere di mira i due giganti cinesi della vendita online, Shein e Temu, che sono la mia priorità, poiché hanno una forza di reattività che generalmente consente loro di adattarsi rapidamente alla legislazione».


Inoltre, la senatrice intende esentare le aziende francesi ed europee, in particolare marchi come Zara e H&M, le cui pratiche sono già state oggetto di attenzione. «È un punto di divergenza con i lavori dell’Assemblea nazionale, ma non voglio ripetere quanto accaduto con la chiusura di Camaïeu. Si può dire quello che si vuole, ma questi marchi fanno vivere i centri città», ha spiegato la senatrice.

Come spiegato dalla testata, l’articolo 2, senza dubbio il più sensibile del testo, introduce un malus finanziario modulabile per i produttori della filiera tessile sui loro capi più inquinanti, in particolare sulla base di criteri di sostenibilità. Queste sanzioni finanzieranno i bonus destinati alle aziende più virtuose dell’industria tessile, secondo il principio dell’eco-contributo.

Nella sua versione iniziale, invece, l’articolo 3 della proposta di legge vietava la pubblicità degli abiti delle aziende fast fashion, seguendo l’esempio della legge Evin sul tabacco e l’alcol. Tuttavia, i commissari per lo sviluppo sostenibile hanno scelto di limitarla: «È una certezza giuridica. Abbiamo abolito questo divieto globale perché avrebbe potuto essere interpretato da Bruxelles come un ostacolo alla libertà di impresa», ha spiegato Sylvie Valente-Le Hir. Nella nuova versione della proposta di legge, solo agli influencer sarà impedito di pubblicizzare questi abiti.

Tuttavia, i marchi avranno l’obbligo di accompagnare le loro campagne pubblicitarie con informazioni sull’impatto ambientale dei prodotti, come già avviene nell’alimentazione con gli slogan a vantaggio della salute dei consumatori, che consigliano, ad esempio, di evitare di mangiare troppo grasso, troppo dolce, troppo salato. «Non abbiamo vietato alle persone di andare a mangiare nei fast food, e allo stesso modo non vietiamo alle persone di acquistare fast fashion, ma vogliamo che lo facciano con consapevolezza», ha concluso Sylvie Valente-Le Hir.

[📸 © Panos Pictures/Public Eye]

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