Si è concluso come purtroppo molti temevano, ma a cui ormai si erano abituati. In casa Ferrari l’aria non è così leggera e i risultati sportivi ne sono la dimostrazione. Durante il GP di Interlagos, in Brasile, le monoposto del Cavallino non sono arrivate al termine della gara. Charles Leclerc e Lewis Hamilton si sono infatti ritirati, per via di due (anzi, tre) incidenti che hanno precluso la possibilità di continuare la gara. Zero punti. Sentenza indiscutibile che purtroppo non rappresenta un unicum nelle ultime stagioni della Ferrari. Mai davvero competitiva, né in lizza per il campionato del mondo. E in questo senso, i pareri non sono mancati. «Un anno da incubo», ha detto il pilota britannico, sette volte campione del mondo. A cui è seguito anche Leclerc, che ha definito l’incidente che lo ha coinvolto con Piastri e Antonelli come «frustrante». Un aggettivo che comunque potrebbe rappresentare una stagione che vede Leclerc e Hamilton “solo” quinto e sesto, con la Ferrari che, con questo doppio zero, ha visto allontanarsi il secondo posto nella classifica costruttori a favore della Mercedes.
Ma a essere poco soddisfatti non sono soltanto i piloti, né i tifosi, che non smettono di dimostrare il loro affetto per la Rossa, bensì anche il presidente della Ferrari, John Elkann, intercettato poco fa a Roma, nel Salone d’Onore del Coni dopo la presentazione dell’accordo fra Stellantis e la Fondazione Milano-Cortina, in vista delle Olimpiadi invernali. «Il Brasile è stata una grande delusione. Se guardiamo il campionato di Formula 1 possiamo dire che abbiamo i meccanici che stanno vincendo il campionato con le prestazioni e tutto quello che è stato fatto sul pit stop. Se guardiamo i nostri ingegneri, non c’è dubbio che la macchina è migliorata. Se guardiamo il resto, non è all’altezza. E sicuramente abbiamo dei piloti che è importante che si concentrino a guidare e che parlino meno, perché abbiamo davanti a noi ancora delle gare importanti e non è impossibile ottenere il secondo posto. In Bahrain abbiamo vinto il titolo WEC (campionato endurance, ndr): quando la Ferrari è unita si ottengono risultati», riporta Sky Sport.
Parole che sembrano macigni, ma che onestamente non sono così distanti dalla realtà. Perché è ormai da troppo tempo che la Ferrari non riesce davvero a performare, celandosi spesso dietro l’inferiorità della macchina, che non era in grado di competere prima con le Red Bull e ora con le McLaren. Questo gap, purtroppo, rimane ancora. Ma è evidente che sia necessario lo sforzo di tutti insieme, per provare a ribaltare lo scenario. Quello che vede ormai da troppo tempo la Ferrari indietro nelle gerarchie. Il problema sono quindi Leclerc e Hamilton? Non diciamo questo, perché rimangono tra i piloti più bravi in circolazione. Ma un dato incontrovertibile resta: che i buoni piazzamenti della Ferrari in campionato sono meno rispetto alle apparizioni pubbliche, tra eventi mondani o campagne dei due. Non che non debbano farle, ci mancherebbe altro. Ma quando l’immagine diventa più protagonista dei risultati in pista, il rischio è che la narrazione superi la prestazione. E la Ferrari, per rinascere, ha bisogno che la storia torni a scriverla in pista.
Serve trovare, tutti insieme a Maranello, la soluzione per venirne fuori e riportare la Rossa lì dove merita: sul tetto del mondo, dove manca ormai dal 2007, quando a vincere fu Kimi Räikkönen. Ecco perché l’indicazione netta di John Elkann, che ha dalla sua il merito di aver portato in Ferrari il pilota più titolato in F1 insieme a Schumacher, Hamilton, è quanto mai preziosa. Anche in vista di un 2026 in cui i cambi di regolamento e le innovazioni potrebbero rappresentare il vero anno della verità. La speranza è che non diventi l’ennesimo anno di transizione.
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