Per la sua decima collezione per Ferrari, Rocco Iannone sceglie di tornare all’essenza di ciò che, in fondo, è alla base del vestirsi: la pelle. Non solo come materiale, ma come concetto primordiale. La pelle intesa come membrana che ci connette al mondo, superficie viva che ci definisce e ci protegge, punto di contatto tra ciò che siamo e ciò che decidiamo di mostrare attraverso gli abiti. Un parallelismo che dialoga, come sempre nelle collezioni del brand, con Maranello: come la carrozzeria di un veicolo custodisce e rivela al tempo stesso la sua anima meccanica, così l’abito diventa guscio e dichiarazione.
Il tema della pelle si declina innanzitutto nei materiali: protagonista assoluta, attraversa gran parte della collezione, ma viene amplificata anche dalle silhouette, slanciate e verticali, capaci di abbracciare il corpo senza costringerlo. Il dialogo tra corpo e abito, che passa inevitabilmente per la pelle, diventa una melodia leggera e continua, che accompagna ogni uscita in passerella.
Anche la palette racconta questa trasformazione. Si parte da tonalità organiche e intime, rosa cipriati e nude quasi epidermici, che evocano la dimensione più pura e vulnerabile del corpo. Progressivamente i colori si intensificano: bordeaux profondi e neri strutturati segnano un’evoluzione verso una forza più dichiarata, fino all’esplosione finale di abiti scintillanti, pensati per un eveningwear che celebra luce e potenza.



Il passaggio dall’essenzialità alla struttura si riflette nelle forme. L’inizio è affidato a drappeggi delicati e leggerezze impalpabili, tessuti che scorrono sulla pelle come un secondo strato naturale. Poi, gradualmente, entrano in scena completi sartoriali e capispalla più strutturati, che ampliano il perimetro del corpo e ne ridefiniscono la presenza. Tutto è pensato per espandere la fisicità, anche negli accessori, come i tacchi che si incuneano nella curva naturale del tallone e le borse morbide trattenute da piercing metallici.
Grande attenzione è riservata anche ai tessuti, non solo pelle nella sua forma più pura, ma la muscolarità soffice della duchesse imbottita, la robustezza delle pelli coriacee, l’asciuttezza delle lane tailoring e la liquidità del cupro. Pattern ritmici su maglia evocano scarificazioni, creando superfici di pieni e vuoti che trasformano l’abito in una mappa tattile, quasi antropologica.


Una collezione attenta e delicata, ma anche consapevole, che esplora il confine tra protezione e desiderio di esporsi; un manifesto sulla materia come identità, dove la pelle, reale o evocata, diventa linguaggio.
[📸 Courtesy of Ferrari]