Il legame tra moda e arte è una sorellanza antica, e non è necessario riaprire il dibattito sulla loro ontologia, su ciò che le distingue o le sovrappone. Piuttosto, vale la pena chiarire che il tema del Met Gala, “Fashion is Art”, non implicava affatto una pedissequa imitazione delle opere: suggeriva, semmai, una riflessione sulla moda come forma d’arte autonoma, capace di esprimersi attraverso materiali, tagli, volumi e sperimentazioni cromatiche. Un’ode, in sostanza, alle possibilità infinite del linguaggio sartoriale.
L’ispirazione al mondo dell’arte era quindi più che legittima, ma non obbligata. Anzi, proprio qui si annida il rischio: quello di scivolare nell’ovvio, nel didascalico, finendo per impoverire tanto la moda quanto l’opera citata. Emblematico, in negativo, il caso di Heidi Klum, che scegliendo un approccio letterale si è trasformata in una statua marmorea: tecnicamente impeccabile, certo, ma priva di fascino, quasi a mortificare l’originale e a svuotare di allure sia il costume sia la sua presenza scenica. L’equilibrio, dunque, era la chiave. E alcune interpretazioni lo hanno dimostrato con intelligenza.
Emma Chamberlain, ad esempio, ha offerto una delle letture a parer mio più riuscite della serata. Il suo abito Mugler è un omaggio raffinato tanto alla moda quanto all’arte: da un lato incarna la sperimentazione tipica del designer, tra riferimenti organici, cromie cangianti e ricerca sui materiali, dall’altro evoca suggestioni impressioniste, con gradienti che sembrano dissolversi lungo il tessuto come pennellate. Il risultato ricorda, per sensibilità cromatica, certe atmosfere di Van Gogh, come Il giardino di Arles (1889). In un unico gesto, moda e arte dialogano in modo armonico e consapevole.
Interessante anche l’interpretazione di Madonna, che ha scelto un lungo abito nero con copricapo scultoreo, costruendo una citazione colta de La tentazione di Sant’Antonio (1945) di Leonora Carrington. La scena è stata rievocata attraverso figure femminili in tonalità pastello che tenevano le estremità del velo lilla della cantante, creando un tableau vivant sofisticato. Disegnato da Merria Dearman, il look si configura come un omaggio sì letterale, ma stratificato e consapevole.
Altri riferimenti, seppure espliciti, hanno funzionato con equilibrio: Rachel Zegler ha richiamato un dipinto di Paul Delaroche, ricreandone la protagonista con tanto di benda sugli occhi; Gracie Abrams ha evocato i pattern dorati di Gustav Klimt, in particolare Ritratto di Adele Bloch-Bauer, attraverso un abito dorato ricco di decori; Claire Foy, in Erdem, ha reinterpretato Madame X di John Singer Sargent; Angela Bassett si è ispirata a Laura Wheeler Waring con un abito rosa impreziosito da un dettaglio floreale. Più sottile, e proprio per questo efficace, la proposta di Paloma Elsesser, che ha tradotto l’estetica di Cy Twombly in texture e colori, senza cadere nella citazione diretta.
Anche gli uomini hanno dimostrato una notevole consapevolezza: Luke Evans, in custom Palomo Spain, ha reso omaggio ai disegni di Tom of Finland, celebrando un immaginario culturale preciso e decisamente rilevante; Hudson Williams ha citato Édouard Manet e il suo The Matador Saluting (1866); Troye Sivan ha intrecciato riferimenti ad Andy Warhol (Single Elvis) e all’autoritratto di Robert Mapplethorpe.

Non sono mancati richiami più discreti, affidati ai dettagli: Rosé ha citato The Birds di Georges Braque, mentre Charli XCX ha evocato gli iris di Van Gogh con un prezioso decoro floreale sull’abito scuro.
Particolarmente interessante secondo me, infine, l’abito Schiaparelli indossato da Kylie Jenner, ispirato alla Venere di Milo. Qui la citazione scultorea si fa più concettuale: il drappeggio che scivola sui fianchi richiama il gesto del vestirsi e svestirsi, trasformando il corpo in superficie narrativa. Non solo un omaggio all’arte classica, quindi, ma una riflessione più ampia sull’intimità e sul potere espressivo della moda stessa.
In definitiva, che si trattasse di citazioni esplicite o di suggestioni più astratte, l’arte ha permeato profondamente la serata, confermando ancora una volta quanto il dialogo tra queste due discipline possa essere fertile – purché affrontato con misura, intelligenza e visione.
[📷 Snapix; Getty Images]