Fashion e social media: come gli algoritmi stanno influenzando il nostro modo di fare shopping

Ormai la prassi la conosciamo tutti: scorriamo tra i “per te” di Tik Tok e veniamo sommersi da una serie di spunti di stile e tendenze che catalizzano in maniera quasi ossessiva la nostra attenzione. “Coquette-core”, “mermaid-core”, “clean girl”, “ballet-core”, “mob wife”, “tomato-girl” sono solo alcuni dei trend che nell’ultimo anno sono risuonati nel social più controverso con un eco talmente potente da aver influenzato inevitabilmente anche la modalità d’acquisto, soprattutto delle clienti femminili. Si, perché quello che viene presentato non è semplicemente un vestito o un paio scarpe, ma un immaginario ben specifico e irresistibilmente attraente a cui si sente di voler appartenere ad ogni costo; codificazioni di una femminilità, che dal make up alla borsa, ma passando anche per l’interior design e i tipi di libri da leggere vanno a definire un lifestyle, un’estetica a tutto tondo, un modo di vivere la vita che per un indefinito ma decisamente breve periodo che va da circa una settimana al massimo di 2 mesi, sembra essere l’unico modo possibile di farlo.

Incredibilmente, ma forse neanche troppo, quando una nuova tendenza viene energicamente spinta da Tik-Tok, è come se l’algoritmo dei social fosse strettamente collegato ai grandi rivenditori online; le grandi catene di fast fashion sembrano esaudire i sogni di tutte le fashion addicted, con un’offerta che risponde perfettamente alle tendenze social, anche a prezzi contenuti. Questo scaturisce una reazione a catena di acquisto compulsivo, e soprattutto, non destinato a durare, ne qualitativamente ne concettualmente; i trend di Tik-Tok sono fugaci, mutevoli, sembrano indispensabili ma è un effetto che dura poco, pronto ad essere sostituito da un altro, e da un altro ancora, così come effimeri sono gli acquisti sulle piattaforme di fast fashion, abiti ed accessori ad un prezzo competitivo ma decisamente poco durevoli per la qualità. Un processo circolare dunque dove l’unico risultato è una confusione generalizzata e consumistica, tra i “bombardamenti” degli algoritmi social e il loro microcosmo di influencers, trend e consigli per gli acquisti, e una sempre più rapida e ben poco sostenibile offerta dei retail del fast fashion.

Gli algoritmi stanno cambiando il nostro modo di fare shopping, ma fino a quando questo può essere considerato un bene?

[📷 INSTARimages/ IPA]

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