Ermenegildo Zegna sul settore del lusso in Francia: “Si sono portati a casa i migliori manager, che sono italiani”

Con una storia centenaria alla spalle, il 20 dicembre del 2021 il Gruppo Zegna ha aperto un nuovo capitolo grazie a un importante traguardo, la quotazione come public company alla Borsa di New York, NYSE, con il il ticker “ZGN”. Dopo più di due anni da questo momento che ha segnato una svolta epica per l’azienda, il Chairman e CEO del gruppo Ermenegildo Zegna, ospite al Festival Dell’Economia, come riporta “La Stampa”, ha ripercorso il successo della quotazione in un momento storico segnato dal Covid-19 e riflettuto sull’attuale andamento dell’industria della moda. «Era dicembre del 2021, a New York c’erano 20 mila casi di Covid. Era venerdì sera, lunedì era il gran giorno. Ci siamo guardati in faccia: che cosa facciamo, andiamo o non andiamo? Siamo andati. E quelle due esperienze – la quotazione e il Covid – mi hanno cambiato profondamente», ha affermato l’imprenditore.

Il Covid-19 è ormai superato e dopo la quotazione, Ermenegildo Zegna pensa alla moda, e in particolare alla moda in Francia: «Programmano e innovano a tre anni, io prima del Covid lo facevo stagionalmente. Sono sempre stati più bravi di noi nel lusso e sapete perché? Si sono portati a casa i migliori manager, che sono italiani. Non dico che cosa siamo stati a lasciarceli scappare, ma ora l’operazione è riportarli a casa. Io qualcuno l’ho fatto tornare e le cose sono cambiate: gestiscono il lusso come una scienza, sono ingegneri applicati alla creatività». Non solo le persone, ma anche la filiera: «Mio padre mi ha sempre spiegato che se ti metti a gareggiare con i tuoi vicini di casa sei finito. Arretri. Se invece competi con quelli più bravi di te puoi trarne qualcosa: è pesante, causa ansia, ma permette di alzare l’asticella».

Già ben prima della quotazione, “nel bene e nel male”, l’imprenditore gestisce l’azienda come una public company: «Sono stato uno dei primi italiani ad avere nel consiglio d’amministrazione più membri indipendenti che componenti della famiglia. Se sono seri ti sanno stimolare: ogni lunedì prima del board li chiamavo tutti. La Borsa è stato come passare dal campionato italiano alla Champions League: ti dicono le cose che pensano, poi sta a te decidere come rispondere. Dopo due anni e mezzo ho imparato tre cose: mai fare false promesse, essere onesto, e non nascondere gli eventuali problemi». Tornando agli italiani, tra i punti forti ci sono innovazione e capacità decisionale, ma «molto meno nella capacità di esecuzione. E nella velocità: puoi avere l’idea migliore, ma se qualcuno la pensa un attimo dopo ed è più svelto ad attuarla hai perso. È una questione di centesimi di secondo, come lo slalom: in questo essere uno sciatore mi ha aiutato».

[📸 Courtesy of Ermenegildo Zegna Group]

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