Era ora: Matthieu Blazy ha svecchiato Chanel

Lo avevamo atteso come un bambino i regali la notte di Natale. E alla fine Matthieu Blazy il suo regalo ce l’ha fatto: ha svecchiato, finalmente, Chanel. Questa sera il designer ha debuttato alla direzione creativa con la prima sfilata della maison francese più famosa al mondo, quella della collezione Spring Summer 2026. Un debutto importantissimo per la storia del marchio dai tempi di Karl Lagerfeld, che non ha solo rappresentato l’inizio di un nuovo corso creativo, come in tanti ne stiamo vedendo in questa stagione, ma un cambio epocale che resterà nei libri della storia della moda per sempre. Che vi sia piaciuta o meno, il punto fondamentale è che il designer abbia scelto di conferire al brand una verve rinnovata e necessaria. Chanel non dettava più tendenze da tempo, relegato per lo più a essere emblema di un lusso per una nicchia di signore ricche annoiate e che lo acquistavano per status symbol. Dopo questa sera, il brand probabilmente tornerà a far parlare di sé per il suo contributo alla moda contemporanea e questo è già un grande passo avanti. 

Ci è piaciuto tutto? Probabilmente no e speriamo che con la prossima collezione possa migliorare sempre di più. C’erano dettagli già visti da Bottega Veneta? Blazy resta pur sempre uno stilista con un DNA forte che è il suo punto di forza: materico, artigianale, pittorico nelle sue sperimentazioni tattili. Ma è riuscito a trovare un trait d’union con l’heritage di Mademoiselle Coco: niente più loghi e scimmiottamenti di una “Chanel Girl” fittizia, ma expertise, maturità, occhio per il dettaglio che fa la differenza, silhouette lineari ma capaci di sorprendere con tocchi di puro decorativismo, gli anni ’20, il tweed e la camicia bianca come capo passepartout, mentre una magnifica reinterpretazione dal tailoring rivive in nuove proporzioni, leggere e sofisticate. Le borse, vero oggetto di culto della maison, sono portate in passerella in un’inedita versione aperta e volutamente rovinata: provocazione o vezzo? Ma ritornano in auge anche altri design, come le tote bag dalle linee pulite e sofisticate che ben poco hanno da invidiare alle fin troppo onnipresenti 2.55. Chanel potrà ritornare a dettare tendenza e a essere un brand di moda oltre che di lusso. E questo è già un fatto. Piccola nota sulla soundtrack dello show: non finiremo mai di sostenere l’importanza della musica per una sfilata e non solo come complemento in più. Ecco, questo mix&match di hit note non ci è piaciuto, avremmo preferito qualcosa di personalizzato; dopotutto se non può permetterselo Chanel, chi altro?

[📷 Getty Images; IPA]

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