Emma Watson: compie oggi 35 anni l’attrice e attivista che interpretò Hermione Granger in Harry Potter

Per tutti è un’attrice di grandissimo talento, ma nel cuore di molti rimarrà per sempre la piccola Hermione Granger che ha contribuito a rendere grande l’iconica saga di Harry Potter. Emma Watson compie oggi 35 anni e arriva a questo momento della sua vita dopo una carriera costellata di successi, nel corso della quale ha recitato in pellicole come Noi siamo infinito, La bella e la bestia, The Circle e Piccole donne.

Nata a Parigi il 15 aprile del 1990, negli anni Emma Charlotte Duerre Watson non ha vestito solo i panni di attrice, ma anche quelli di doppiatrice, ed è inoltre un’attivista e, dal 2014, un’ambasciatrice di Un Women, l’organizzazione delle Nazioni Unite che promuove i diritti delle donne in tutto il mondo. Nel 2015, inoltre, Emma è stata nominata come la donna più straordinaria del mondo. Come riporta la rivista Time, l’attrice è stata posta da AskMen «in cima alla lista delle 99 donne più straordinarie, definendo il suo lavoro per la campagna HeforShe delle Nazioni Unite un “nobile impegno”». Lo stesso Time, nel medesimo anno, l’ha nominata come una delle 100 persone più influenti, sempre grazie alla sua campagna per la parità di genere.

«Essere stata scelta come UN Women’s Goodwill Ambassador è davvero un’esperienza speciale» affermò Emma al tempo della sua nomina, «L’opportunità di fare davvero la differenza non è un’occasione che capita a tutti e non ho intenzione di prenderla alla leggera. I diritti delle donne sono qualcosa di così indissolubilmente legato a ciò che sono, così profondamente personali e radicati nella mia vita che non riesco a immaginare un’opportunità più entusiasmante. Ho ancora molto da imparare, ma con il tempo spero di poter mettere a frutto la mia conoscenza, esperienza e consapevolezza personale in questo ruolo».

«Più ho parlato di femminismo e più mi sono resa conto che troppo spesso battersi per i diritti delle donne era diventato sinonimo di odiare gli uomini» affermò invece in occasione di un potentissimo discorso tenuto nei mesi successivi, «Se c’è una cosa che so con certezza è che questo deve finire. Per la cronaca, il femminismo per definizione è la convinzione che uomini e donne debbano avere pari diritti e opportunità: è la teoria dell’uguaglianza tra i sessi – politica, economica e sociale. (…) Ho deciso di diventare femminista e la cosa non mi sembrava complicata. Ma le mie ricerche più recenti mi hanno fatto scoprire che “femminismo” è diventata una parola impopolare. Le donne si rifiutano di identificarsi come femministe. A quanto pare sono considerata una di quelle donne le cui parole sono percepite come troppo forti, troppo aggressive contro gli uomini, persino non attraenti. Perché questa parola è diventata così scomoda? (…)».

«Uomini, vorrei cogliere questa opportunità per farvi un invito formale. La parità di genere è anche un problema vostro. Perché fino a oggi ho visto il ruolo in famiglia di mio padre considerato meno importante dalla società, nonostante da piccola avessi bisogno della sua presenza tanto quanto quella di mia madre. Ho visto giovani uomini affetti da malattie mentali, incapaci di chiedere aiuto per paura di apparire meno “maschi” (…). Se smettiamo di definirci l’un l’altro in base a cosa non siamo, e cominciamo a definire noi stessi in base a chi siamo, possiamo essere tutti più liberi. (…) Voglio che gli uomini prendano su di sé questo impegno, in modo che le loro sorelle, madri e figlie possano essere libere dai pregiudizi, ma anche perché ai loro figli sia permesso di essere vulnerabili e umani, rivendicando quelle parti di loro che hanno messo da parte e diventando così la versione più vera e completa di loro stessi».

[📷 IPA]

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