Ogni nuova stagione di Emily in Paris riaccende puntualmente il dibattito su un’autenticità dichiaratamente assente, eppure costantemente ricercata dal pubblico. Si discute dei look, spesso lontani dalla contemporaneità; dei cliché, fin troppo prevedibili e più simili a cartoline patinate che a luoghi e usanze reali. Se inizialmente questa interpretazione a tratti folkloristica riguardava soltanto Parigi, con la quinta stagione Emily arriva anche in Italia: prima a Roma e poi a Venezia, entrambe inglobate nel mondo levigato e iper-estetizzato della serie.
Eppure, al di là di tutte le critiche che si possono muovere alla rappresentazione di usi e costumi, a Emily va riconosciuto un merito non trascurabile: quello di ricordarci la bellezza del nostro Paese. Una bellezza certo filtrata e patinata, ma composta da frammenti indiscutibili di eccellenza e di fascino territoriale. Elementi che nessuno aveva davvero dimenticato, ma che è sempre bene riportare al centro della scena.
Dal St. Regis Hotel di Venezia e il suo ristorante Gio’s, fino all’inserimento di marchi come Dolce&Gabbana e Fendi; dai Mercati di Traiano alla dimora storica Villa Parisi, fino a dettagli più quotidiani come gli autobus ATAC o a Ponte Minich, un ponte veneziano apparso anche in Mission: Impossible – Dead Reckoning Parte Uno. Tutto contribuisce a raccontare un Made in Italy riconoscibile e profondamente iconico, che nella narrazione della serie diventa quasi un personaggio a sé, sospeso tra sogno e realtà. Perché forse non è l’Italia reale quella che Emily in Paris vuole raccontare, quanto piuttosto quella che il mondo sogna di vedere.
[📸 Courtesy of Netflix / Giulia Parmigiani; netflix.com]