Elisabetta Canalis presenta il suo primo libro, “Una zampa sul cuore”: “Con gli animali ci parliamo con l’anima”

Cosa vogliono comunicarci i cani attraverso abbai, sguardi e silenzi non sempre riusciamo a capirlo. A volte è evidente, altre volte lo ignoriamo – per stanchezza, distrazione, o semplice ottusità, anche di chi scrive. Ma ciò che non si può ignorare è l’amore che loro sanno dare: illimitato, purissimo, senza richieste. Un amore che sì, richiede cura, ma che in cambio insegna tutto.

Elisabetta Canalis con gli amici a quattro zampe ha un rapporto unico. Una connessione viscerale che nasce dall’infanzia e che negli ultimi anni l’ha portata anche ad esporsi per cause giuste e spesso trascurate. Ha conosciuto l’amore travolgente che gli animali sanno dare, quello che ti cambia. Ma ha visto anche il loro lato più fragile e doloroso: l’abbandono, la sofferenza silenziosa, di chi viene lasciato nei canili con scuse inverosimili o semplicemente buttato via.

Da questo sentimento profondo è nato il libro. Inizialmente pensato come una storia illustrata per bambini, si è trasformato strada facendo in un racconto universale. Personale, ma capace di parlare a tutti. “Una zampa sul cuore” è il primo libro della showgirl e attrice, da anni tra i volti più amati in Italia, e racconta gli incontri di Elisabetta con i suoi cani. Le storie prendono vita attraverso due voci: la sua e quella di Nello, il cagnolino adottato dal canile “I fratelli minori” LIDA Sezione Olbia. A questa realtà, insieme alla Fondazione Save the Dogs and Other Animals ETS, saranno devoluti i proventi del libro: un gesto concreto che la vede da tempo in prima linea.

Canalis infatti fa volontariato a Los Angeles nei pound, che lei definisce “carceri per cani”. E quando è in Italia torna sempre nella sua Sardegna, dove sostiene il canile in cui ha adottato Nello. Martedì 25 novembre 2025 ha presentato il libro alla Rizzoli della Galleria Vittorio Emanuele II, a Milano, davanti a un pubblico numeroso. Poco prima ha trovato qualche minuto per rispondere alle nostre domande, raccontandoci della sua opera prima: una parte fondamentale della sua vita, fatta di commozione, risate e lucidità nel descrivere la situazione dei cani abbandonati tra l’Italia – il suo Paese d’origine – e gli Stati Uniti, in particolare Los Angeles, la sua casa da anni. Una storia che prende vita anche attraverso gli abbai dei suoi cani, tradotti in pensieri e parole.

Quando hai sentito che era il momento di scrivere questo libro?

Mi è venuta un’idea a casa, osservando i miei cagnolini. Ho visto che un sacco di storie per bambini erano scritte con personaggi fittizi e ho pensato che loro, essendo così buffi e divertenti, sarebbero stati perfetti per un libro per bambini. Non pensavo certo a un libro per adulti. Invece poi, in corso d’opera, si è trasformato ed è diventato anche un libro per noi, da leggere con leggerezza, ma anche con una lacrimuccia.

Hai raccontato che sei impegnata come volontaria in un canile a Los Angeles, e in Sardegna vai quando puoi a trovare “I fratelli minori” LIDA Sezione Olbia. Ci racconti com’è nato questo tuo coinvolgimento nei canili, che nel libro poi descrivi come carceri per cani?

Sono carceri pieni di innocenti, è vero, perché se vai al canile loro non hanno nessuna colpa se non quella di non essere più voluti da noi. I canili in cui faccio volontariato, i pound, non sono le rescue: lì c’è proprio una data di scadenza. Non possono tenere i cani troppo a lungo, quindi dopo un po’ devono sparire. Diventano un numero. Però è molto bello vedere, in mezzo a questa realtà così dura, il lavoro dei volontari che fanno di tutto per sistemare i cani nelle rescue e farli adottare. C’è tanta sfortuna, ma c’è anche tanto impegno da parte di esseri umani che vogliono davvero che questi cani trovino la felicità che meritano. È un’esperienza toccante.

All’inizio del libro hai scritto: “Sapevo che non l’avrei più rivista e l’ho guardata per l’ultima volta andare via. – Charlie”. Qual è il ricordo o l’insegnamento che ti porti dentro, pensando a lui?

Lui è stato un cane speciale. Quella frase è ciò che mi ha detto un medium che ho contattato quando Charlie è morto, e mi ha fatto capire che io e lui avevamo vissuto lo stesso momento. Un momento che nessun altro avrebbe potuto vivere. Mi è stato raccontato da lui e l’ho messo all’inizio del libro. È stata una cosa molto toccante per me, anche adesso che me lo hai ricordato. Per questo è proprio in apertura.

Una frase che racchiude molto del rapporto che abbiamo con i cani. E in particolare del tuo con Charlie.

L’ho visto andare via dal retro dell’ospedale in cui l’avevo lasciato dopo che era stato aggredito da un cane. Mi guardava mentre me ne andavo, io l’ho guardato, e mi avevano assicurato che sarebbe stato bene. Invece non ce l’ha fatta. Lui era un cane che per dieci anni aveva vissuto chissà come, con persone che poi l’hanno abbandonato. E poi, per un anno, ha vissuto con me una vita da rockstar. Ha viaggiato in aereo, è stato ospite in barca, coccolato da tutti: era davvero felice di quella vita nuova. Io pensavo che uno come lui si meritasse più di un solo anno così. Era problematicissimo, non era facile, ma era molto simpatico.

Parli di lui nel libro, ma anche di Nello, Josie, Megan. Hai trasformato i loro abbai in parole. Com’è stato entrare nei loro pensieri?

Facilissimo. Se li osservi, ti è tutto chiarissimo: quando vogliono approfittare di una situazione, quando vogliono solo giocare, quando cercano la tua attenzione, quando sono annoiati, arrabbiati, stanchi o tristi. Comunicano anche nel silenzio. Con gli sguardi e il body language capisci tutto. Le parole spesso servono solo a noi. Perché con gli animali ci parliamo con l’anima, con la nostra energia e con la loro.

[📸 Courtesy of Words For You]

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