Era il 24 aprile 1991, quando le sale cinematografiche italiane accoglievano “Edward mani di forbice”, il capolavoro di Tim Burton. Una storia che, rivista 31 anni dopo, non smette di emozionare.
Sarà forse per l’amore sincero che scocca tra Kim ed Edward, che ci ricorda l’amore reale che fu tra Winona Ryder e Johnny Depp. Sarà per l’estetica e la regia riconoscibilissima del genio di Burton. Sarà che la storia, all’apparenza banale e semplice, riesce a trasformare quella che può sembrare una fiaba in un film affascinante e foriero di spunti. I sentimenti genuini di Edward, uomo creato in laboratorio con delle forbici al posto delle mani, riescono a creare un’empatia sincera, ancor di più dopo il trattamento che riceve. È un reietto della classica cittadina di provincia americana. Prima apprezzato, poi sfruttato, infine escluso per la sua diversità. Diventa vittima dell’ipocrisia della comunità, che ferocemente lo colpevolizza per la sua natura.
Un parallelo, tre decenni dopo, che riesce a donare una chiave di lettura aggiornata ai giorni nostri. Quella di una società chiusa, che ha paura del diverso e che lo colpevolizza per rimanere nella sua comfort zone. In mezzo a quella ipocrisia, c’è però ancora chi va oltre la superficie e non si ferma all’apparenza, come la famiglia Boggs, o meglio come Peggy Boggs. La prima ad accogliere Edward e a ospitarlo nella propria casa.
L’amore che sboccia, prima in Edward poi in Kim, è il sollievo di una storia che oscilla tra la commedia e il thriller, ma che riesce a regalare tenerezza grazie anche alla straordinaria interpretazione di Johnny Depp. La capacità di Kim nel non giudicare la sua introversione è la risposta alla chiusura cieca nei confronti del ragazzo con le mani di forbici. È un insegnamento che illumina un racconto tetro, così fiabesco e reale allo stesso tempo, ma che ancora oggi riesce a risultare terribilmente attuale.