Quarant’anni di una storia, quella iniziata nel 1984, fatta di successi, duro lavoro, una visione sempre coerente ma capace di attraversare i decenni, preservando intatta la propria credibilità, ma soprattutto il consenso dei clienti da tutto il mondo. Domenico Dolce e Stefano Gabbana, founder di Dolce&Gabbana, hanno saputo innalzare il valore dell’italianità a supremo emblema di bellezza universale. Un valore che ritroviamo nelle collezioni uomo e donna, nel beauty, nell’interior design e nell’intero universo che sono riusciti a realizzare grazie a un sogno fatto di concretezza, tenacia e intuizione, devozione. Una passione determinata a non arrestarsi ma ad arricchirsi giorno dopo giorno, come ben si percepisce dall’intervista che ci hanno rilasciato proprio in merito ai quarant’anni di carriera. Un traguardo che ha più il sapore di un nuovo inizio che di un punto di arrivo.
Dal 1984 a oggi, una storia costellata di successi e che a distanza di 40 sembra determinata a non arrestarsi mai. Fortuna, intuizione o, utilizzando una parola a voi cara, devozione? Forse l’insieme delle tre?
SG: Non ci sono segreti o formule magiche: tutto ciò che abbiamo costruito in questi 40 anni è il frutto del nostro amore e della nostra dedizione. Puoi essere fortunato una o due volte e presentare una collezione che piace e vende bene, ma finita la stagione devi ricominciare da capo… la fortuna non basta! È fondamentale avere una narrativa precisa e delle radici solide su cui costruire un progetto.
DD: Ci piace la parola “devozione”, descrive un amore che va oltre i confini del tempo e dello spazio, che non ha limiti. La devozione allo stile, al dettaglio, al saper fare, alla creatività e alle tradizioni… questa è l’essenza del nostro lavoro, della nostra moda.
Per qualcuno siete l’ultimo “Grande brand italiano”, dove per italiano non si intende solo il Made in Italy ma un amore tangibile e smisurato per questo paese, tanto da essere considerati dei veri e propri ambassador. Vi ritrovate in questa definizione?
SG: Non siamo grandi fan delle etichette. Per noi promuovere il Made in Italy non è una questione di marketing, ma un valore. È il nostro tratto distintivo da sempre, intorno al quale, giorno dopo giorno, abbiamo costruito la nostra storia e la nostra immagine nel mondo.
DD: Ogni creazione è un racconto che parla di Italia, tradizione, di amore per l’arte e per la cultura, per il Bello con la B maiuscola. Lavoriamo così, questo è il nostro stile, non seguiamo mode o tendenze passeggere; lo stile trascende il tempo, perché è autentico ed esprime l’essenza di una visione.
1984, l’anno dove tutto ha avuto inizio. Vi ricordate un aneddoto, un momento di quel periodo, che sarà stato sicuramente ricco di sfide e sacrifici?
SG: Sembra ieri che io e Domenico abbiamo iniziato: potrei descrivere ogni giorno di quel periodo… I primi anni sono stati faticosi, in ufficio sette giorni su sette, mai un giorno di vacanza. Condividevamo un sogno, un obiettivo: lasciare il segno con la nostra idea di moda, volevamo raccontare la nostra storia.
DD: Tutto è iniziato nel 1981, quando ci siamo incontrati per la prima volta a Milano. Nel giro di qualche anno siamo riusciti a permetterci un piccolo studio, in un palazzo di avvocati. Guardandoci intorno abbiamo deciso di non essere da meno e di fare anche noi come gli altri uffici: così abbiamo appeso alla porta una targa con i nostri cognomi uniti da una & commerciale… La conserviamo ancora!
La Sicilia e la tradizione mediterranea tutta sono sempre state le muse ispiratrici della vostra creatività, che però ha preso concretamente piede a Milano. Personalmente credo che entrambe le anime, quella mediterranea e quella milanese, convivano perfettamente nell’essenza del vostro marchio. In che modo avete trovato la chiave per coniugarle agli esordi?
SG: Il DNA Dolce&Gabbana è l’insieme di tantissimi elementi, spesso l’unione degli opposti: il nord e il sud, il nero e il colore, le stampe eccentriche e gli stili più semplici ed essenziali, l’abito dal taglio maschile e il tubino sensuale, il sacro e il profano… noi siamo tutto questo. Lavorare fianco a fianco ci permette di trovare sempre un modo per completarci ed esplorare nuove direzioni, soluzioni che esprimano le idee di entrambi e che si concretizzano in una visione comune.
DD: È stata una scelta condivisa: la Sicilia è la nostra musa, l’amiamo in modo incondizionato. Stefano ha scoperto l’isola con me ed è lì che tutto torna sempre, naturalmente, come un cerchio che si chiude.
Avete avuto la fortuna di intraprendere la vostra carriera in un momento floridissimo per Milano e Made In Italy, tra gli anni ’80 e i ’90. Quante cose, a vostro avviso, sono cambiate da ieri a oggi, e cosa in meglio e cosa in peggio?
SG: Quando abbiamo cominciato, negli anni Ottanta, Milano viveva un periodo magico: creatività, entusiasmo, voglia di fare erano nell’aria. Era il periodo d’oro della moda e anche noi volevamo esserci, ritagliarci il nostro spazio.
In tutti questi anni sono cambiate tante cose, abbiamo visto passare tante mode, come è normale che sia, soprattutto in questo settore. La moda, per antonomasia, deve stare al passo con i tempi e con i desideri delle persone che, ora più che mai, sono volatili e si lasciano influenzare da immagini, icone.
DD: Sicuramente l’avvento della tecnologia ha cambiato molte cose: oggi è tutto più veloce e accessibile, ma non bisogna averne paura. Bisogna guardare al cambiamento come a un’opportunità, approcciare il nuovo con positività, intraprendenza e voglia di fare, ma rimanendo sempre fedeli a sé stessi.
Oggi tanti brand italiani hanno riscoperto l’importanza del fatto a mano, un tratto distintivo di Dolce&Gabbana sin dal principio, tant’è che avete aperto la vostra prima sartoria nel 1986. In tutta onestà, ora si punta tanto sul ritorno all’handmade solo perché “va di moda” o finalmente molti marchi italiani si sono resi conto dell’importanza dell’artigianato come fiore all’occhiello dell’Italia nel mondo?
SG: Non possiamo parlare per gli altri ma, come dicevamo prima, abbiamo sempre fatto dell’italianità un valore, il nostro concetto di stile. Sicuramente negli ultimi anni ècresciuta l’attenzione verso il Made in Italy, e questo è molto bello: in Italia il settore moda ha bisogno di essere valorizzato e supportato, per far conoscere al mondo la qualità, la tradizione e il saper fare del nostro Bel Paese. Da questo punto di vista le cose stanno decisamente cambiando per il meglio.
DD: Per questo con le nostre collezioni continueremo sempre a raccontare storie di bellezza autentica e a dare luce alle maestranze locali, perché le cose belle devono essere preservate, custodite e tramandate. Il Fatto a Mano, il tocco umano, per noi rappresentano un valore, il più importante. Traducono l’amore che abbiamo per il nostro lavoro, per l’attenzione che dedichiamo alla costruzione di ogni singolo capo, la ricerca costante per l’equilibrio perfetto tra l’armonia delle forme e la cura per i dettagli.
Guardando sul profilo Instagram di Stefano Gabbana, (che ringraziamo perché ci sta dando la possibilità di poter ripercorrere step by step tutti i momenti di un marchio che ha fatto la storia del Made in Italy), ho appreso che la vostra prima collezione maschile nacque da una necessità personale, ovvero quella di non riuscire a trovare abiti per voi stessi; le necessità del quotidiano, anche quelle legate alla propria vita e al proprio gusto, quanto hanno influenzato le vostre scelte professionali e stilistiche?
SG: Moltissimo! Si crea qualcosa di nuovo dove c’è spazio per la creatività e quando quello che cerchi non esiste ancora, ma ne senti il bisogno!
DD: La prima collezione Uomo ha sfilato nel gennaio del 1990: era ispirata al guardaroba maschile tradizionale del Sud Italia, forte e passionale proprio come la nostra donna… è stata un’evoluzione naturale.
Dolce&Gabbana ha avuto anche il merito di consacrare alla notorietà internazionale volti iconici del mondo del cinema e della musica. Mi vengono in mente personalità del calibro di Monica Bellucci e al poetico spot di Tornatore sulla spiaggia degli anni ’90, ma anche Bianca Balti, Michele Morrone; siete stati anche tra i primi a vestire Madonna, a cui avete dedicato la scorsa sfilata SS25. Avete un vero e proprio radar nell’intercettare i divi e le dive destinate a esplodere mediaticamente. Da cosa riuscite a intuire quel fattore X indefinibile e potentissimo?
SG: In questi anni abbiamo lavorato con tante personalità iconiche, e con molte di loro abbiamo stretto rapporti di profonda amicizia: Isabella Rossellini, Monica Bellucci, Gisele, Kim – solo per citarne alcune. Oggi siamo molto vicini anche ad alcuni giovani talenti che si stanno facendo spazio: è bellissimo e davvero emozionante vedere la nostra famiglia crescere!
DD: Ciò che lega queste personalità è un certo fattore X… possiamo chiamarlo il fattore Dolce&Gabbana? Rappresenta la continuità tra le nostre radici e il nostro futuro.
Un uomo e una donna, di oggi o del passato, che considerate icone di stile.
DD&SG: È impossibile fare un solo nome! Amiamo l’estetica degli anni ’50, periodo d’oro italiano, che rivive anche grazie ai riferimenti alla cinematografia del celebre attore italiano Marcello Mastroianni. Icone come Anna Magnani e Sophia Loren, incarnano perfettamente questo spirito nel tempo, contribuendo a creare un immaginario indimenticabile e invidiato in tutto il mondo.
Vedendo le vostre collezioni, così come tutto ciò che concerne il mondo di Dolce&Gabbana, il primo sentimento che si percepisce a mio avviso è quello di sentirsi profondamente accolti, in un mix caloroso di famiglia, tradizioni, dedizione assoluta, esaltazione della bellezza nella sua forma più autentica, e la necessità di condividere tutto questo con il prossimo. Credete che questo mix sia anche alla base del rapporto che avete con i clienti e i vostri supporter da tutto il mondo, che continuano a indossare il marchio non solo per la bellezza dei capi ma anche perché si sentono parte di un progetto più grande?
DD: Dolce&Gabbana è un marchio vero, fatto da persone vere e che lavorano con amore passione per offrire, tutti i giorni, un’esperienza autentica, unica. Questa è la forza del marchio: la cura del dettaglio, l’amore e il desiderio di fare bene e raccontare una storia italiana.
I nostri clienti percepiscono un senso di appartenenza, amano la nostra idea di lifestyle e si riconoscono in questa, sanno che acquistando un nostro capo, accessorio… ereditano un pezzo della nostra storia.
Parliamo di nuove generazioni: secondo voi i Gen Z riescono ad apprezzare la qualità del fatto a mano e l’iconicità di un capo senza tempo, o sono ossessionati solo dai trend che vedono sui social? E in che modo voi cercate di comunicare i vostri valori al pubblico più giovane?
SG: ll messaggio che ci piace trasmettere è che l’eleganza e lo stile non hanno età. Che cos’è lo stile? Probabilmente non esiste termine più usato in questo mondo… Il problema è che spesso lo stile viene confuso con la moda. La moda è transitoria, passeggera, cambia ogni stagione, influenza e si lascia influenzare da immagini, idee e nuove icone. Ma di tutto questo poi cosa resta? Lo stile, invece, è ben diverso: supera il tempo e le tendenze. Alla base dello stile italiano c’è il concetto di qualità, un valore inestimabile che non ha data di scadenza.
Possiamo parlare a clienti di tutte le età e rimanere comunque coerenti: cambiano gli strumenti, i mezzi di comunicazione, ma i nostri valori restano sempre gli stessi!
Siete sempre stati portatori di una femminilità elegantissima ma che non ha paura di esprimersi, di enfatizzare le curve e la sensualità restando fedele alla propria identità. Ammettiamolo senza problemi, c’è stato un momento, non troppo tempo fa, in cui la sensualità nella moda non era più considerata cool, a favore di un certo snobismo intellettuale che per anni ha voluto le donne vestite con capi poco valorizzanti. Al netto che ognuno ha il diritto di vestirsi come meglio crede, e che la femminilità non è data dall’abito ma dalla donna che lo indossa, non pensate che certi pregiudizi oltre che a essere obsoleti si sono rivelati infondati, dato che il sexy e il glamour nel fashion sono ritornati come non mai?
DD: I pregiudizi non ci sono mai piaciuti! Chi decide chi può indossare cosa? Noi abbiamo il dovere di offrire alle donne il mezzo per sentirsi belle, attraenti e a proprio agio, sempre! La bellezza è uno stato dell’anima, del carattere, cambia da persona a persona e nasce da dentro: sono l’attitudine e il coraggio che rendono bella una donna; ci sono tantissimi tipi di bellezza, tutti diversi tra di loro.
SG: Nelle nostre ultime collezioni abbiamo fatto un lavoro di pulizia estrema, di “sottrazione” per esaltare la sensualità intrinseca. Mostrare il corpo non vuol dire cadere per forza nella volgarità!
Che consiglio vi sentite di dire ai designer delle nuove generazioni?
DD: Il consiglio che diamo sempre ai giovani è di credere in sé stessi, inseguire i propri sogni ed esprimere ciò che hanno dentro. Poi ognuno ha i propri tempi, deve trovare il proprio momento… è molto soggettivo. Ogni idea, ogni ispirazione, ogni amore richiede il giusto tempo perché nasca, maturi e diventi realtà. Anche noi temevamo di non farcela, però avevamo anche una fame incredibile di arrivare ed eravamo testardi, ci impuntavamo! Lavoravamo senza sosta, facevamo sacrifici. Ed è questo che i giovani devono imparare: se ti aspetti di ottenere tutto e subito, ti bruci.
Il rischio è parte del percorso, è un passo necessario per arrivare al successo. La vita non è fatta di rose e fiori e ai ragazzi dico sempre che, comunque, la porta si apre dall’interno: sei tu a decidere cosa fare della tua vita, non puoi prendertela con nessun altro.
SG: Abbiamo un team molto giovane e grazie al progetto “Supported by Dolce&Gabbana” nella moda e “GenD” nell’ambito del design abbiamo modo di collaborare con tanti giovani talenti emergenti. Quello con loro è uno scambio prezioso: la loro energia, il loro punto di vista ci permette di vedere noi stessi con nuovi occhi e, allo stesso tempo, speriamo che il nostro supporto possa realmente aiutarli a scoprirsi e affermarsi in settori difficili e altamente competitivi.
Con lo stesso obiettivo, collaboriamo da tempo con Humanitas University e abbiamo attivato diverse borse di studio a favore di studenti che seguono il corso di laurea di MedTech.
D&G, la vostra seconda linea iper-celebre degli anni 2000, oggi è in voga tra i giovanissimi, che vanno alla ricerca di quei capi d’archivio anche sui siti di second hand. Potremo mai aspettarci un ritorno di D&G o dobbiamo considerarlo definitivamente archiviato? In questo caso, sarebbe stupendo raccontare anche la storia di un brand che, seppur considerato la versione più young di quello più istituzionale, ha segnato la storia di un’epoca.
DD&SG: Chi può dirlo, magari un giorno…
“Dal Cuore alle Mani: Dolce&Gabbana” è una delle mostre dedicate alla moda più maestose e corpose mai presentate. Dopo il successo di Palazzo Reale a Milano, ora è il turno del Grand Palais di Parigi. Cosa vi aspettate dal pubblico francese ma, soprattutto, quanto la retrospettiva come veicolo di informazione è stata funzionale per ampliare la vostra già enorme riconoscibilità internazionale?
DD: Questa mostra è un sogno che si avvera e l’entusiasmo con cui è stata accolta dal pubblico, prima a Milano e ora a Parigi, ci emoziona. Abbiamo voluto fare un punto sul nostro bellissimo percorso, raccontando tutto ciò che abbiamo imparato in questi anni. Ma non si tratta di una retrospettiva o di un’autocelebrazione. Questo progetto è il nostro mezzo più potente per raccontare l’Italia, la maestria degli artigiani che abbiamo conosciuto, le nuove tecniche che abbiamo scoperto, il bello e il ben fatto, affinché nulla vada mai perduto.
SG: Sappiamo bene, però, che se vogliamo che il nostro messaggio arrivi a tutti, dobbiamo parlare un linguaggio universale, immediato. Dopo la prima tappa a Milano – non potevamo iniziare altrove! – ora siamo a Parigi e, presto, annunceremo le prossime destinazioni, siamo molto emozionati!
Dalla profumeria al make-up, Dolce&Gabbana è diventato una voce vincente anche nel settore beauty. Mi viene spontaneo da chiedervi come facciate a far bene tutto?
SG: Quello che cerchiamo di fare, in tutti i settori in cui siamo attivi, è di essere sempre coerenti e raccontare ciò che conosciamo meglio e amiamo di più: l’Italia e l’italianità. Per questo ci rende particolarmente orgogliosi poter affermare che anche la nostra proposta Beauty è Made in Italy: produciamo in Italia, grazie a collaborazioni strategiche con le migliori aziende del settore, utilizzando, quando possibile, materie prime locali. È fondamentale per noi valorizzare anche l’eccellenza della filiera italiana del segmento della bellezza il cui valore è riconosciuto a livello internazionale.
Se io dovessi scegliere una sola parola per descrivere Dolce&Gabbana sceglierei “amore”, una parola apparentemente scontata ma che in realtà racchiude tutte le sfumature del sentimento universale più importante di tutti. E voi, quale scegliereste?
DD&SG: Lasciamo che siano gli altri a definirci!
[📷Getty Images; IPA; Courtesy of Dolce&Gabbana / Vito Fernicola, Jason Lyoid Evans, Monica Feudi Alfredo Albertone, Mark Blower]