Doll-core: la nuova tendenza di “iper femminilità” estrema, forse fin troppo?

Il “Barbie-Core” del 2023 ce lo ricordiamo tutti. Grazie al film campione d’incassi di Greta Gerwig, la bambola più famosa della storia si è reincarnata nel corpo di Margot Robbie, imponendosi come tendenza fondamentale dello scorso anno. Un tripudio di rosa fucsia capace di catalizzare l’attenzione sia delle fan più rodate della bambola Mattel, che delle nuove leve, probabilmente meno avvezze a considerare la Barbie come modello d’ispirazione.

Barbie ha per secoli rappresentato un modello di femminilità a tratti stereotipata ma, – come rappresentato dalla pellicola della Gerwig stessa,- anche decisamente innovativa per i suoi tempi, sicuramente motivazionale ad essere sempre e comunque la versione migliore di se stessi. Barbie è cantante, modella, attrice, dottoressa, premio Nobel, astronauta, veterinaria, avvocatessa, pattinatrice sul ghiaccio e addirittura sirena, se vuole. Ha spronato, nel bene e nel male, generazioni di bambine a credere in sé stesse. Certo, in un modo a volte fin troppo buonista e semplicistico, ma comunque con delle ottime intenzioni di women empowerment, soprattutto se consideriamo che è nata nel 1959.

Ma si sa, le tendenze dei social media durano il tempo di un battito d’ali, e ad oggi quello del Barbie-core ci sembra un trend decisamente vecchio. I social media tuttavia sono un terreno fertile di idee, che brulicano e fermentano senza sosta tra un video e un post. Questi sono anni femminili, e per fortuna ci vien da dire, ma dove proprio quei codici di una femminilità esasperata sono stati ripresi. Fiocchi, pizzi, nastrini, merletti, ciliegie, cuori, coniglietti e gattini di peluche, sono diventati parte integrante di una femminilità a tutto tondo, a tratti eccessiva; codici estetici che abbiamo visto anche in passerella, da Prada a Sandy Liang. Che si tratti di cottage-core, coquette, fairy-core o tomato-girl, tutto è lezioso, “grazioso”, girly. Un’attitude che proprio recentemente è stata portata all’estremo, grazie al nuovo arrivato in casa TikTok e non solo: il doll-core.

Letteralmente ispirato alle bambole, dimentichiamoci la silhouette sinuosa di Barbie & friends, e nemmeno quella vagamente umana delle Bratz (la controparte “Brat” della bionda di Mattel). Qui l’ispirazione si rifà alle bambole di un tempo, quelle dai grandi occhi, pelle candida di porcellana, drammatiche ciglia lunghissime, boccoli e abiti infantili d’altri tempi. La content creator più famosa in tal senso è Bambi Baker, una vera e propria bambola vivente, esilissima e pallidissima, e soprattutto dalle movenze lente e melliflue. Già, perché la tendenza, si accompagna anche ad una certa passività di atteggiamento, reinterpretando in tutto e per tutto l’immobilità di certe bambole che per decenni sono state custodite in credenze polverose e piene di centrini. Un gusto che si rifà anche alla fanciullezza che, ulteriormente, ci dà molto da pensare sul concetto di un’età che dovrebbe essere spensierata e ribelle, e che invece sembra preferire una lentezza eccessiva e sottomessa.

C’è anche qualcosa di vagamente creepy in quest’estetica, che racchiude i codici della bellezza ottocentesca, mescolandoli alla cultura manga giapponese e al goth-core. Proprio come abbiamo visto le emulazioni plastiche a tema Barbie salire alle stelle dopo il debutto del film di Barbie, c’è il potenziale per il doll-core di tradursi in un comportamento più estremo che nel vestirsi con abiti simili a una bambola. Alcuni sostenitori del trend fanno un ulteriore passo avanti impegnandosi anche in un’attività nota come “dolling”, che prevede l’uso di maschere kigurumi BJD, maschere in resina che consentono a chi le indossa di incarnare ulteriormente le caratteristiche di una bambola. E su YouTube, i “subliminali” di doll-core – video contenenti affermazioni positive che presumibilmente aiutano gli spettatori a manifestare cose come “A Living Doll’s Face” e “dolly eyes” – accumulano migliaia di visualizzazioni. Se a questo aggiungiamo l’estetica idealizzata conferito dall’uso sempre più frequente di intelligenza artificiale, il gioco è fatto.

Ma quindi, resta solo un’estetica destinata a sparire presto o è sintomatica di una nuova ventata di femminilità che vuole a tutti i costi ripescare usi e abitudini del passato? Dopotutto abbiamo visto un incremento del fenomeno delle “Trade wife”, giovani donne che scelgono di dedicarsi ai lavori domestici e alla famiglia come le donne di una volta, e anche il doll-core si interseca in un certo senso in un ritorno ad una dimensione femminile di tempi precedenti, e sicuramente ben poco femministi.

Per ora, il doll-core è ancora una sottocultura lontana dal mainstream, ma stiamo già vedendo la sua estetica gocciolare nella moda di lusso. Alla sfilata couture Maison Margiela Spring 2024 di John Galliano a gennaio, il make-up dei modelli sono stati realizzati per assomigliare il più possibile alle bambole di porcellana. Hanno persino sfilato come marionette, con gli arti che si scuotevano. Poco dopo, Marc Jacobs ha messo in scena la sua sfilata del 40° anniversario in una “casa delle bambole” a grandezza naturale decorata con tavoli e sedie giganteschi.

Ogni ragazza ha il diritto di seguire il trend che preferisce, soprattutto se fatto con autonomia e consapevolezza. Vestirsi da bambole? Perché no. Comportarsi come tali? Purché non ci si dimentichi di essere umane, innanzitutto.

[📷 instagram: bambibakerr]

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