Dolce&Gabbana: la liturgia sartoriale trionfa a Castel Sant’Angelo

Che Dolce&Gabbana abbia sempre fatto del rapporto tra sacro e profano una cifra distintiva del proprio marchio non è un mistero. Un mix sapiente e misterioso tra forze ancestrali e mistiche, unito a un’expertise artigianale di altissimo livello e alla tradizione della bellezza italiana coniugate tra loro per un risultato altissimo e ispirato.

Quel che si è compiuto ieri sera, 15 luglio 2025, nella suggestiva cornice di Castel Sant’Angelo a Roma, rappresenta il culmine più aulico e magnifico di un lungo processo che da anni Dolce&Gabbana cura con devozione. L’esperienza romana del brand continua a mietere successi e consensi perché ha restituito alla moda, dopo molto tempo, il senso più vero della couture, o come prediligono definirla i due designer, Alta Moda, un concetto a cui forse molti non erano più abituati e che invece, fortunatamente, può esistere ancora e pertanto va preservato. Teatralità e spettacolo, opulenza e decorativismo danzano insieme per degli show che lasciano tutti a bocca aperta, ripristinando quella che dovrebbe essere l’emozione principale quando si parla di Alta Moda: stupore, commozione, enfasi.

La seconda sfilata del marchio è stata dedicata all’alta sartoria maschile, con un focus ben specifico sull’abbigliamento religioso. Al di là delle posizioni effettive di ciascuno di noi in merito alla fede, non si può negare che la chiesa, presa nel suo senso puramente estetico e formale, nei suoi rituali e nel suo vestiario, ha da sempre sortito un fascino unico, ma soprattutto profondamente italiano e romano. In collaborazione con la celebre sartoria della capitale Tirelli, da sempre legata al confezionamento dell’abbigliamento ecclesiastico, gli abiti portati in passerella sono un sofisticato tributo ad anni di storia e tradizione finissima, resa altrettanto indimenticabile dall’incontro con i codici distintivi della maison, tra ricchezza preziosa, tailoring dall’approccio impeccabile e raffinate incursioni stilistiche.

Una processione di porporati ha sfilato sul ponte Sant’Angelo in una scena a dir poco cinematografica. È la cerimonia con cui si apre la sfilata Alta sartoria di Dolce&Gabbana. Il suono delle campane scandisce l’avvio dello show che Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno costruito attorno a un’interpretazione unica dei rituali liturgici.

Scene che arrivano dritte agli spettatori, considerando anche che solo pochi mesi fa la città di Roma è stata protagonista di un conclave pontificio vero e proprio. A partire dal primo look, una cappa composta da tessuti diversi combinati tra di loro, dal moiré jacquard per riprodurre l’effetto del marmo e delle sue venature, a un materiale creato appositamente per mimare un san pietrino, fino ad arrivare alle vesti ricamate tra micro drappeggi di seta e riproduzioni dei volti delle statue degli allievi del Bernini.

Abiti da chierichetto, realizzati con originali biancherie religiose trasformate sapientemente, abiti talari con pettorine di pizzo, vesti decorate da croci gioiello o impreziosite da perle che aprono una sequenza di rosari, stole ricamate d’oro fino ad arrivare ai manti papali con cui si chiude trionfalmente lo show. I modelli indossano occhiali da vista sottili e sembrano, senza rinunciare alla loro bellezza, usciti da un seminario religioso. Uno show che ha saputo toccare radici profonde e sentimenti ancestrali, al di là del tempo e dello spazio.

[📷Courtesy of Dolce&Gabbana]

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