C’era voglia e c’era bisogno di una sfilata così. Ci sentiamo di affermarlo subito e senza girarci troppo intorno, perché quello che oggi, 18 gennaio 2025, Dolce&Gabbana ha presentato in passerella, è molto più del fashion show della collezione Men Fall Winter 2025, ma finalmente una trasposizione tangibile del desiderio della collettività, di ciò che le persone vogliono in questo momento storico: tornare a sognare.
Badate bene, non si tratta di sognare semplicemente indossando un paio di ali da Icaro e svettare verso l’incertezza di un cielo abbagliante ma pieno di insidie, ma di un sogno reale e concreto, solidamente supportato da una consapevolezza incomparabile e insostituibile: la devozione e l’expertise del proprio operato. Un elemento che sembra scontato quando si tratta di brand di moda, specie se parliamo di quelli più istituzionali, ma che spesso viene dimenticato, rischiando sia di perdere terreno fertile ma anche di non arrivare mai a quel cielo tanto agognato. Dolce&Gabbana ha, per l’ennesima volta, dimostrato di conquistare entrambi, cielo e terra, sogno e quotidiano, con una sfilata che era necessaria per tutti noi.
“Paparazzi”, questo è il nome scelto per raccontare questa collezione maschile e già le premesse potevano forse lasciare intendere il concetto alla base, che è poi un pillar fondamentale caro al marchio: il divismo. Ed effettivamente, questa collezione ha come sintetizzato decenni e decenni di storia legati al divismo in chiave maschile, dove Oscar Wilde incontra Marcello Mastroianni, Rudolf Nureyev incontra David Beckham degli anni 2000, fino ad arrivare alle personalità di spicco della contemporaneità.
Una narrazione che riesce a tenere incollati fino all’ultimo, perché è vasta, corposa, ricca di colpi di scena, con picchi di lirismo artigianale ed esclusivissimo, per un tripudio che gratifica gli occhi ma soprattutto il cuore. Come nella migliore tradizione dei Festival cinematografici, così come dei palchi teatrali, la sfilata è letteralmente “messa in scena” in un contesto dove rosso e nero coesistono e si intensificano a vicenda. Un contrasto sofisticato e drammatico, che ci rimanda ai red carpet internazionali e ai teatri più prestigiosi del mondo.
Le luci ci preannunciano immediatamente il mood della collezione: al centro, la passerella rosso intenso, spartiacque tra due folti gruppi di “finti” fotografi, quei paparazzi che, ieri come oggi, hanno contribuito alla propagazione della celebrità. Ci vengono in mente la “Dolce vita” e la Via Veneto degli anni ’60, ma anche i Premi Oscar degli anni ’90 e 2000, quando la gente si emozionava anche solo guardando l’ingresso delle celeb. Perfetti nei loro classic suit neri, i paparazzi/modelli accolgono i look dello show a ritmo di click e flash.
L’esordio ci catapulta immediatamente in quell’epoca non troppo lontana ma così piena di glamour che, paragonandola a oggi, ci sembra una vita fa. Quel periodo a cavallo tra anni ’90 e 2000, che non ha rappresentato solo l’apice di popolarità di Dolce&Gabbana- che è fortunatamente riuscito a conservare nel tempo -, ma anche un periodo estremamente fecondo per gli amanti del celebrity system, dove scandali e gossip andavano a braccetto con gli street style più cool di sempre, capaci di rimanere nella memoria collettiva fino a oggi. Sono outfit off-duty, dove i denim dal fit rilassato incontrano i fur coat, vero fiore all’occhiello dell’intera collezione. È come se vedessimo davanti a noi tutte quelle foto di star scattate a prendere il loro espresso preferito in una qualsiasi metropoli che potrebbe essere New York come Milano, o avvistati all’aeroporto in attesa del loro aereo. È uno stile dove gli elementi più autentici del comfort, come le sneakers, si combinano con tocchi squisiti come quelli in pelliccia; dove il denim viene sapientemente reso versatile anche in giacche parka strutturate, i tracksuit pants indossati con anfibi alti e coppole in lana, e dove i blazer in paillettes scintillanti vengono sfoggiati con nonchalance insieme a maxi sciarpe e occhiali da sole.
Un’estetica che ormai è entrata a far parte dell’immaginario comune, dove la mescolanza di riferimenti diversi contribuisce tanto più ad arricchire una storia che non è mai noiosa, ma anzi, sempre pronta a sorprendere, e dove gli archivi iconici del marchio rivivono ma vestiti di una nuova consapevolezza. Effortless chic, glam rock, artigianato, sportswear ed eleganza senza tempo coabitano per un risultato che è perfettamente coerente, come una sinfonia variegata ma mai stonata. Dolce&Gabbana sono anche emblema di eccellenza sartoriale e i loro completi classici non tradiscono le aspettative nemmeno questa volta. Che preferiate le varianti slim in velluto con profili a contrasto, o vogliate lasciarvi ispirare dai grandi classici in tessuti iconici come lo spigato o il principe di Galles, non vi resta che l’imbarazzo della scelta. Una selezione accurata del meglio dei tessuti pregiati del guardaroba maschile, interpretata in completi che sfruttano il sapiente uso del layering per imprimere con dovizia ed effetto il loro potere evocativo e tattile.
Viene voglia di salire sulla passerella e toccare con mano tutti i capi, perché esprimono una ricerca manifatturiera ricca, ma soprattutto che si è resa abilmente versatile a essere raccontata anche nel contemporaneo. Troviamo poi look da tipico dandy urbano, con degli splendidi cappotti che esprimono, con discrezione, magnificenza di stile; e ancora maglieria pesante e finemente lavorata su dolcevita e cardigan oversize, sciarpe e giacche di pelle portate a loro volta sotto maxi capospalla in pelliccia. Elemento che non è passato inosservato, le borse: maxi e realizzate in pellame pregiato, sono doctor’s bag strutturate da portare in spalla o a mano, e rendono perfettamente l’idea di funzionalità senza rinunciare allo stile, una combo che tutti vogliono ma che difficilmente viene raggiunta con tale perfezione.
Poi, magia: le luci si spengono e quando sembra che la sfilata sia ormai conclusa, un nuovo capitolo della narrazione prende vita nella sua visione più poetica e sofisticata. È la sera, con le sue prime all’Opera, i suoi Gala o le première più importanti a essere protagonista di questa seconda parte dello show, dove la quotidianità lascia il posto alla quintessenza dell’eleganza senza tempo. Un concetto che non è mai obsoleto, e che sarebbe bene ricordare, in quanto ha contribuito alla fortuna dello stile italiano nel mondo sin dalle origini. Il nero è l’assoluto protagonista, e non potrebbe essere altrimenti. Con giacche da smoking e completi preziosi e fluttuanti, camiceria in seta e splendidi foulard, gli occhi si riempiono di bellezza nella sua accezione più assoluta e brillano dinanzi le splendide spille che spiccano nelle loro composizioni floreali e tridimensionali, capolavori assoluti dell’alta gioielleria.
Non ci resta che esprimere un sentito grazie a Domenico Dolce e Stefano Gabbana per averci fatto riaccendere la speranza per un settore in crisi da troppe stagioni; non avevamo aspettative per questa Milano Fashion Week, ma dopo oggi forse potremmo cominciare a guardare al futuro con più ottimismo.
[📷 Getty Images]