Negli ultimi anni la gastronomia è diventata uno dei territori privilegiati di espansione del lusso. Dalle caffetterie firmate alle collaborazioni con chef stellati, le maison della moda investono sempre più nell’hospitality per trasformare le boutique in luoghi d’esperienza, dove stile, cultura e convivialità si incontrano. Pensiamo a Prada, per esempio, che segue questa traiettoria da tempo, prima a Milano e ora anche all’estero, costruendo lentamente un immaginario ‘Pradesco’ che si estende oltre l’ambito dell’abbigliamento. Le maison hanno capito che vendere alla propria clientela vuol dire vendere un’idea, un concetto estetico totale, un mondo: e non si può ignorare l’aspetto gastronomico in questo contesto.
In questo scenario si inserisce la nuova iniziativa di Dior a Saint-Tropez, che accompagna la riapertura della sua boutique rinnovata con un progetto gastronomico affidato a uno dei nomi più influenti della cucina contemporanea: Mauro Colagreco. Nato in Argentina e naturalizzato francese, Colagreco è lo chef del Mirazur di Mentone, il ristorante tre stelle Michelin che nel 2019 è stato nominato miglior ristorante del mondo dalla classifica World’s 50 Best Restaurants. Da sempre promotore di una cucina profondamente legata alla natura, alla biodiversità e alla stagionalità, oggi guida oltre trenta indirizzi nel mondo ed è ambasciatore UNESCO per la biodiversità.
A partire da questa stagione, la sua visione approda anche nel cuore della Costa Azzurra. In occasione della riapertura della boutique Dior di Saint-Tropez, la maison inaugura infatti Le Café Dior e il ristorante estivo pop-up Monsieur Dior, ospitati nel giardino della storica dimora che accoglie lo store. Il progetto si configura come un’estensione dell’universo creativo della maison: Colagreco ha sviluppato un menu ispirato ai temi cari a Christian Dior, come il mondo botanico, i giardini e il ritmo delle stagioni, reinterpretandoli attraverso il proprio linguaggio culinario. «Ho spesso detto che al Mirazur viviamo 365 stagioni all’anno», spiega lo chef a WWD. «In tutti i miei progetti cerco di rispettare questo approccio basato sulle micro-stagioni». L’incontro tra Dior e Colagreco nasce da una sensibilità comune verso la natura. Lo chef, che coltiva personalmente gran parte degli ingredienti utilizzati nelle sue cucine seguendo i cicli lunari, ha trovato negli archivi della maison numerosi richiami a quel mondo vegetale che da sempre alimenta la sua ricerca. Da questa ispirazione prendono forma piatti che dialogano con il patrimonio estetico del marchio. Il Champ de Trèfles, per esempio, una tartare di gambero rosso decorata con motivi che richiamano il quadrifoglio, evoca la nuova Lady Dior Clover disegnata da Jonathan Anderson. Il dessert Corolle, un parfait ghiacciato ornato da delicati fiori cristallizzati, rende invece omaggio alla prima collezione haute couture presentata da Christian Dior nel 1947.
Seduti sotto ombrelloni dai toni pastello e circondati dal giardino mediterraneo della boutique, gli ospiti di Monsieur Dior potranno scegliere tra menu degustazione e proposte à la carte. A pranzo sarà disponibile il percorso in tre portate Déjeuner de Soleil, mentre la sera sarà servito il menu Clair de Lune in cinque portate. Fedeli alla filosofia dello chef, i piatti evolveranno durante la stagione seguendo la disponibilità delle migliori materie prime locali. Albicocche, zucchine, pomodori, ciliegie, fichi e pesche entreranno ed usciranno dal menu in base al loro momento ottimale di maturazione, in un racconto gastronomico in costante trasformazione. «Quando un ristorante accumula troppi piatti iconici, rischia di diventare un museo», osserva Colagreco. «Preferisco continuare a creare e lasciarmi guidare dalle stagioni».
Il Café Dior aprirà insieme alla boutique rinnovata, rimasta chiusa per lavori di restauro dal novembre 2024, e sarà operativo tutto l’anno. Monsieur Dior, invece, animerà la stagione estiva dall’8 giugno a ottobre. Questa scelta è dunque un ulteriore tassello da collocare all’interno della strategia con cui le grandi maison trasformano l’ospitalità in un’estensione del proprio universo creativo, fenomeno che non può che crescere.
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