Non sappiamo, come effettivamente qualcuno vocifera, se questa sia l’ultima sfilata di Dior diretta da Maria Grazia Chiuri. Ciò che è certo è che la narrazione che la stilista italiana ha scelto per la collezione Cruise 2026 della maison francese ha qualcosa di intrinsecamente poetico e profondamente italiano. Un’ode alla città natale di Chiuri, Roma, che rivive nei suoi aspetti culturali più sopraffini, a partire dalla location: l’incantevole Villa Albani Torlonia, un luogo misterioso e inaccessibile ai più, contenente alcune delle bellezze più rare della Città Eterna. Villa Torlonia si può infatti visitare solo su appuntamento e dimostrando interesse per la collezione privata custodita al suo interno: il complesso monumentale del XVIII secolo ospita i cosiddetti “Marmi di Torlonia”, una delle più importanti collezioni di antichità greche e romane.
Se a un tale patrimonio aggiungiamo l’occhio di un regista come Matteo Garrone, è facile intuire che il risultato non può che essere superlativo. Les Fantômes Du Cinéma, questo il nome del corto girato da Garrone, è uno spaccato etereo, nostalgico e a tratti surreale, un ponte tra passato e presente. Un racconto che Maria Grazia Chiuri ha scelto di far partire da una figura di spicco della cultura romana, Mimì Pecci Blunt, musa di gran parte della collezione. Nobildonna romana, mecenate e collezionista italiana, Mimì fu artefice e promotrice dell’arte italiana nel mondo, operando attivamente tra New York, Parigi e Roma.
I suoi salotti erano frequentati da personalità del calibro di Giuseppe Ungaretti, Alberto Moravia, Sibilla Aleramo e Renato Guttuso; a Parigi frequentava Georges Braque, Salvador Dalí e Jean Cocteau; insieme all’artista Man Ray istituì il “Bal Blanc”: una serata mondana in cui gli invitati dovevano vestirsi di bianco e diventavano, insieme alla pedana bianca su cui ballavano, uno schermo cinematografico sul quale veniva proiettato un film a colori di Georges Méliès. Una serata che può considerarsi una vera e propria opera d’arte, che richiama le danze serpentine di Loie Fuller e anticipa quello che negli anni ’70 sarà il concetto di Expanded Cinema di Gene Youngblood.
Insieme al marito Cecil Blumenthal, la Pecci acquistò innumerevoli ville e dimore, tra cui la Villa Reale di Marlia, nei pressi di Lucca, dove ancora oggi ha sede gran parte dell’archivio della sua opera e della sua intensa vita. Ma Mimì è importante anche perché fu lei a ideare il Teatro della Cometa, il piccolo teatro romano alle pendici del Campidoglio in cui la direttrice creativa di Dior ha investito e che vedrà ben presto la sua riapertura. Un pezzo di storia romana che tornerà dunque a vivere, ripercorrendo, si spera, i fasti di un tempo.
Fasti che possiamo ritrovare anche nell’atelier di costumi cinematografici Tirelli. Un’istituzione di Cinecittà che rivive nel parallelismo tra gli atelier di alta moda e quelli destinati ai costumi di scena. Costumi che ritroviamo anche nel film di Garrone, dedicato alla collezione Cruise di Dior. Nel suo stile tipico e riconoscibile, a metà tra la realtà e il favolistico, il regista ritrae un gruppo di comparse “fantasmagoriche” che sembrano uscire direttamente dalla Commedia dell’Arte. Personaggi che offrono un contributo ai costumi di Tirelli, indossando alcuni piccoli tesori che si rifanno direttamente al ’700. I “fantasmi del cinema” si aggirano per Villa Torlonia e si mescolano alle modelle che indossano i capi Dior della collezione. Una collezione Cruise che non ha nulla da invidiare all’haute couture: il total white regna sovrano e si mescola, soavemente, alle statue marmoree della villa.
Pizzi, tessuti impalpabili, la seduzione di naked dress leggiadri, bende sugli occhi ricamate, plissettature e chiffon fluttuante, decori preziosi ma leggeri: non manca nulla per la resa di una performance che il cinema ha saputo innalzare con grazia impareggiabile. Una grazia che Maria Grazia Chiuri ha saputo esaltare come mai prima d’ora, dopo molte stagioni, tra romanticismo, heritage e una sana dose di autentica e immortale bellezza tutta italiana. Tra passato e presente, tra sogno e realtà.