Dior: con la Cruise 2025 la maison torna in Scozia dopo 73 anni e celebra il Rinascimento

Sebbene uno dei marchi simbolo della città di Parigi, forse non tutti sanno che Dior ha una connessione speciale con la Scozia. Un rapporto intimamente favorito da Monsieur Dior in persona -grandissimo amante di questa terra e della cucina britannica- e che Maria Grazia Chiuri sceglie di celebrare con un uno show, quello della Resort 2025.

Dopo Città del Messico, Atene, Marrakech, Lecce, Siviglia, Chantilly e Los Angeles, Dior sceglie come location Edimburgo e la sua suggestiva cornice, tra scenari verdeggianti, leggende celtiche, architetture gotiche e un qualcosa di magico e indescrivibile che da anni ha fatto della Scozia una meta sicuramente affascinante. Lo show si è tenuto più specificatamente al maestoso castello di Drummond, costruito nel 1491 e poi rivisitato in Età Vittoriana, sfruttandone il suo splendido giardino.

La storia di Dior con la Scozia ha inizio dapprima nel 1951, quando Monsieur presentò la sua collezione Spring/Summer nel Perthshire, e successivamente nel 1955, quando una sfilata del brand prese vita durante un ballo di beneficenza al Gleneagles Hotel, una meta fissa dell’alta società nonché ancora oggi utilizzato per ospitare i numerosi e illustri invitati alla sfilata, tra cui Jennifer Lawrence e Anya Taylor Joy.

La collezione si apre con il simbolo e voce narrante della tradizione scozzese, ovvero la cornamusa, suonata in tutta la sua struggente potenza evocativa, quella che riporta ad epoche regali intrise di romanticismo ma anche di un attaccamento viscerale alla terra. Se Maria Stuarda, meglio conosciuta come “Bloody Mary”, regina di Scozia e sorellastra di Elisabetta I, fosse vissuta ai tempi di oggi, avrebbe senza dubbio amato questa collezione; sembra quasi di percepirne l’essenza, mentre le modelle incedono tra le alte scalinate dell’immenso giardino di Drummond.

Si perché Maria Grazia Chiuri ci ha tenuto a raccontare tutta l’anima scozzese, cogliendone i principali e più celebri codici estetici, attuando un vero e proprio viaggio nel tempo, interpretato per silhouette e approccio in chiave Dior. La fantasia check è grande protagonista; la troviamo su long skirt, cappe, varsity jacket, culotte. Gli accessori hanno echi punk, tra pelle nera e borchie, che ora si traducono in cinture da portare come piccole armature, a volte in mini bag da portare a tracolla. I rombi, altro grande simbolo della maglieria scozzese, diventano una costante nelle calze, portate a metà polpaccio e abbinati a combat boots, nel più autentico e combattivo spirito scozzese. I filati utilizzati per la maglieria sono stati affidati a Johnstons of Elgin, famoso produttore di cashmere e lana scozzese con due secoli di storia alle spalle.

C’è il Rinascimento britannico, quello dei Tudor per intenderci: corsetteria trapuntata con perle e incisioni, maniche a sbuffo, volumi importanti anche nelle maxi gonne; sono abiti perfetti per una corte, preziosissimi e alteri, ma non cedono al facile ricatto della civetteria. Più che per una cortigiana, sono abiti pensati per una Regina valorosa. Un aspetto, quello della moda Rinascimentale, coadiuvato anche dalla scelta dell’hairstyling e del make up: lunga treccia decorata con micro perle e veletta sul volto, anch’essa con piccole perline. Il romanticismo acquista poi tinte sempre più delicate e sfumate quando si tinge nei toni delicati del bianco, del grigio polvere; le lavorazioni diventano sofisticatamente leggere e preziose, il macramè declinato su long skirt a sirena, cardigan e camisole fluttuanti. Il decorativismo è estremo e se ne percepisce la minuziosa ricerca del dettaglio, sebbene si accompagni a silhouette leggere, impalpabili, come quelle dei long dress in chiffon trasparente.

C’è poi la Scozia più “popolare”, quella contadina, rurale; quella che deriva direttamente dalle antiche tradizioni celtiche. La troviamo in alcuni riferimenti al mondo tribale, sebbene elegantissimi, ma anche nelle utility jacket abbinate a kilt al polpaccio, perfetto binomio per la vita di campagna che piaceva tanto anche alla Regina Elisabetta II. Lo show si chiude con la solenne marcia di una banda di suonatori di cornamusa, che accompagnano i minuti finali della collezione, esprimendo ancora una volta tutta la magia di una terra che Maria Grazia Chiuri ha scelto di decantare con una visione poetica e trionfale.

[📷PA Wire, PA Images / IPA]

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