Di Petsa è senza dubbio uno dei marchi più innovativi, chiacchierati e sensualmente controcorrente del momento. Il brand, fondato a Londra nel 2019 dalla designer greca Dimitra Petsa, esplora il rapporto ecofemminista tra donne e acqua. Incentrato su fondamenti interdisciplinari, Di Petsa è una sapiente mescolanza tra le nozioni della sartoria tradizionale, apprese dalla designer durante l’infanzia spesa con la nonna sarta, e un lungo percorso di studi creativi. Dimitra ha infatti dapprima conseguito una laurea in BA Performance design e successivamente un master in Fashion design Womenswear alla Central Saint Martins di Londra.
Le sue origini greche vengono ben esplicitate e raccontate attraverso il risultato finale delle sue collezioni, che, stagione dopo stagione, esplorano con constanza una figura tipica e connaturata alla cultura classica, quella della Dea. Una Dea contemporanea che si identifica con l’entità femminile, ottenuta dalla combinazione di artigianato tradizionale, tecniche originali di drappeggio, sviluppo tessile sostenibile, ma anche ispirazioni cinematografiche, il teatro e la performing art.
Ormai diventato un’icona del panorama fashion sperimentale, l’abito “Wetlook” è diventato il capo più riconoscibile del marchio, in quanto ne rappresenta perfettamente tutte le nozioni alla base. Un abito simbolo di auto-accettazione e soprattutto un tributo allo stato “fluido” dell’essere umano. Indossato e amatissimo da celeb come Bella Hadid, FKA Twigs, Lizzo, Doja Cat, Gigi Hadid e Nicki Minaj, il Wetlook Dress resta ancora il caposaldo principale delle collezioni Di Petsa, anche per la prossima stagione Spring Summer 2025, che ha debuttato oggi, 13 settembre 2024, a Londra.
Fedele come sempre ai main core del suo marchio, anche per questa stagione Dimitra ha scelto di portare in passerella un capitale umano di modelli diversi; un casting inclusivo, ispirato, libero di esprimersi e soprattutto capace di interpretare l’inevitabile mutevolezza del corpo.

I modelli, uomini e donne di tutte le taglie ed etnie, hanno sfilato esprimendosi con delicata e fluttuante sensualità, dando vita a una processione esoterica degna di una sfilata di divinità sul Monte Olimpo. Tra novelli Prometeo e Veneri contemporanee, gli abiti effetto bagnato e drappeggiati segnano magistralmente il corpo per un risultato di suggestiva abilità manifatturiera. Un tributo al sole, che bacia la pelle ma può anche scottarla, che ci fa sentire vivi ma anche irrimediabilmente esposti, con tutte le nostre fragilità. Un sole, inteso come divinità salvifica ma a tratti anche crudele, in una dicotomia poetica di gioia e dolore, ben tradotta anche dal particolare make-up sfoggiato dai modelli in passerella. I segni dell’esposizione alla luce del sole diventano decorativismo puro, con un grooming effetto tatuaggio che riproduce le scottature, e lo fa in forma di collane o segni dell’underwear che fuoriescono maliziosamente dai pantaloni.
Non mancano i cenni alla sexyness anni ‘2000, al bondage, -che ritroviamo nei pantaloni stringati e nei copri capezzoli gioiello -, all’intimo a vista, ma anche alla leggerezza dei tessuti, tagliati asimmetricamente e sempre destinati a conferire un’immagine di leggerezza estetizzante. Essere una dea oggi significa conoscere bene l’importanza del rapporto tra umanità e natura, e ancora una volta Dimitra Petsa ci insegna a coltivare questo connubio, partendo innanzitutto dall’ascolto del proprio corpo. Siamo acqua che si scioglie al sole, per poi rinascere.
[📷 IPA]