L’artista oltre il cinema. David Lynch è stato uno dei più prolifici geni del XXI secolo, una carriera costellata da innumerevoli forme d’espressione, tutte coltivate con sagacia, maestria, ma soprattutto una visione unica, dove onirico, sperimentazione e conoscenza hanno saputo coabitare armoniosamente per quella che è un’eredità a cui tutti dovremmo fare riferimento. La sua scomparsa, avvenuta lo scorso 15 gennaio 2025, ha segnato senza dubbio una grande perdita: i suoi film, da quelli più noti a quelli risalenti agli esordi, sono delle pietre miliari della settima arte. Ma il regista di Mulholland Drive e Twin Peaks non è stato solo un cineasta: musicista, fotografo, figura di spicco della meditazione trascendentale, spirituale e oscuro, Lynch è stato un artista e intellettuale a tutto tondo, ed è proprio sugli aspetti meno noti del suo multiforme ingegno che si concentrerà la nuova retrospettiva berlinese a lui dedicata, presso Pace Gallery. Il Lynch artista rappresenta il fulcro della mostra, tra dipinti, sculture e fotografie, in una narrazione alternativa che rispecchia a pieno l’essenza iconica del regista ma anche il suo rapporto con la capitale tedesca.
Non è un caso che lui stesso si definisse, ancor prima che regista, artista visivo: Lynch ha infatti iniziato i suoi studi con un corso di pittura presso la Pennsylvania Academy of the Fine Arts, Filadelfia, verso la fine degli anni ’60. Durante questo periodo, ha concepito la sua prima opera di cosiddetta “pittura in movimento”, Six Men Getting Sick (Six Times) del 1967, un’opera multimediale che ha fuso pittura e proiezione. Questo approccio alla creazione di immagini, radicato nella sperimentazione materica, è rimasto centrale anche nella sua produzione cinematografica.
Ora, nella Pace Gallery di Berlino, andrà in scena una selezione tanto inedita quanto mirata dei suoi dipinti, sculture, acquerelli, filmini e fotografie, che evidenzierà la vasta gamma della sua pratica e il suo impegno sostenuto attraverso la materia. I dipinti di Lynch, ricchi di immagini inquietanti ed enigmatiche, attingono al linguaggio visivo del surrealismo, riunendo anche frammenti testuali testo e narrativi. Al centro di queste opere si percepisce chiaramente un disagio pervasivo che rispecchia la realtà subconscia della vita e della società contemporanea, tematica fondamentale anche delle sue pellicole. Gli acquerelli presentano una tavolozza di colori che è ormai riconosciuta come tipica del regista, con esplosioni di rosso, blu e giallo: sono presentati in cornici apposite progettate da Lynch stesso. Per quanto riguarda la scultura, ritroviamo tre lampade verticali realizzate in acciaio, resina, plexiglass, intonaco e legno, che illumineranno la galleria con una luce onirica e a tratti inquietante, rispettando il DNA dello stile evocato dal regista losangelino in tutte le sue produzioni.

Ma la mostra sarà anche l’occasione per raccontare il rapporto tra Lynch e la città di Berlino: figureranno infatti delle speciali fotografie scattate dall’artista nel 1999 e che ritraggono alcuni siti industriali abbandonati della città. Queste foto, che raccontano l’apparente decadenza delle fabbriche abbandonate, rappresentano la capacità di Lynch di scorgere bellezza e fascino anche nei luoghi più remoti, esprimendo delle giustapposizioni visive tra il paesaggio urbano e il suo stato d’animo. Non è la prima volta che la produzione artistica del regista viene esposta in aree museali: la prima retrospettiva venne curata dallo stesso Lynch nel 1989 alla Leo Castelli Gallery; nel 2007, la Fondation Cartier di Parigi ha messo in scena “The Air Is on Fire”, che in seguito è stata itinerante a Milano, Mosca e Copenaghen. La più grande presentazione del lavoro di Lynch fino ad oggi, “Someone Is in My House”, è stata invece mostrata nel 2018 al Bonnefanten Museum di Maastricht, nei Paesi Bassi, e comprendeva oltre 500 opere d’arte.
La retrospettiva berlinese di Pace Gallery andrà in scena dal 29 gennaio fino al 22 marzo 2026.
[📷pacegallery.com; IPA]