Dating: l’eccessiva esposizione alla bellezza online ha compromesso la nostra vita sentimentale?

Quante volte, sui social o nella vita reale, vi siete imbattuti in una sessione di “Smash or pass”? Quante volte, riguardo un possibile partner o anche riguardo un qualsiasi essere umano, avete detto: “È un 7, ma…”? Pensate che è stato detto persino a Margot Robbie. L’anno scorso, nel mese di luglio 2023, su X (ex Twitter), sono andati virali dei commenti riferiti a una foto dell’attrice senza trucco e senza filtri, mostrandola con il suo viso acqua e sapone. “Mid”, “È a malapena un 7”, recitavano alcuni commenti che hanno lasciato di stucco molte persone.

Non è una novità che gli standard di bellezza siano ormai sempre più irrealistici, ma la riflessione attuale riguarda il tempo a cui siamo sottoposti alla visione proprio di queste immagini irrealistiche, sempre a portata di mano sui social. Un tempo molto lungo, come riportano anche diversi studi, che potrebbe anche aver cambiato la nostra vita sentimentale. Gli effetti di questi standard, infatti, si riversano ormai anche nel mondo del dating, sempre più influenzato da quello che vediamo sulle app e sui social, dove ognuno condivide la parte migliore di sé, un po’ per vendersi, un po’ per emulare quello che ormai fanno tutti, alimentando un nuovo concetto di attrazione.  

Secondo lo studio scritto da Heather Widdows e Jessica Sutherland dell’Università di Warwick per “Psychology Today”, i social media puntano a ottenere la nostra attenzione totale, facendoci scorrere, mettere mi piace, commentare e confrontarci con gli altri utenti. In media trascorriamo due ore e mezza sui nostri social, consumando ciò che l’algoritmo ci propone. Un algoritmo che, come tutti sanno, non è più strutturato in ordine cronologico, ma tende a portare in alto i contenuti più popolari con l’obiettivo di massimizzare la nostra attenzione. E ovviamente, cosa cattura l’attenzione se non qualcosa di bello? Ecco quindi che, oltre ai gattini e al foodporn, anche i bellissimi creator appaiono nei nostri feed. E non stiamo dicendo che la loro bellezza sia “fake”, anzi, ma che risulta più accessibile grazie al loro modo di interagire con i follower e ai contenuti realizzati per apparire spontanei. 

«Internet influenza la nostra percezione di ciò che troviamo attraente», ha detto la ricercatrice Carlota Batres a “Dazed”, dopo aver condotto uno studio condotto nel 2014, in cui ha scoperto che i partecipanti con accesso a Internet preferivano uomini più mascolini e donne più magre e femminili. Uno studio successivo condotto da “Batres” ha inoltre aggiunto che la cosiddetta “dieta visiva”, ovvero i volti che vediamo maggiormente – sia online che offline -, influenzano la nostra percezione di ciò che è bello. Ecco quindi che, vedendo quotidianamente e per un tempo prolungato sui social persone sempre più belle – con l’incarnato perfetto grazie alla luce delle ring lights e filtri beauty -, la nostra percezione è ormai alle stelle, tanto da far reputare a qualcuno “mid” persino Margot Robbie.

Ci sono poi le dating app, che ci offrono una varietà di profili accuratamente studiati alimentando un’illusione di scelta infinita. Come riportato da Magdalene Taylor sul “New York Times”, tre adulti statunitensi su dieci hanno riferito di usare le dating app, molte delle quali propongono anche abbonamenti premium per una ricerca ad hoc del partner perfetto. Quasi come un catalogo dalle infinite possibilità, creato apposta per noi, con tutto il best of di quello che il mondo del dating più offrirci, almeno online. Dovremmo forse ricordarci, però, che cercando un partner non stiamo facendo acquisti e che questa “sovraesposizione della bellezza”, a volte, non è reale. 

[📸 mgm.com]

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