Da “Polaroid” a “Bic”: i brand che sono diventati parole di uso comune

Rimmel o mascara? K-Way o giubbotto impermeabile? Polaroid o fotocamera istantanea? Un vero dilemma. Ci sono parole che pronunciamo senza pensarci, perché sono entrate nel nostro vocabolario quotidiano, ma che in realtà usiamo in modo improprio, senza nemmeno rendercene conto.

Prendiamo moka e caffettiera: a prima vista sembrano sinonimi, ma in realtà moka è il nome del modello creato dal brand Bialetti, mentre caffettiera è il termine generico. Eppure, quando prepariamo un caffè, per molti di noi è naturale dire “uso la moka”. Questo è un classico esempio di volgarizzazione del marchio, un fenomeno che si verifica quando un brand diventa così popolare da essere usato per indicare l’intera categoria di prodotti. Un destino ormai inevitabile nella società consumistica di oggi.

Pensateci: si dice Scotch invece di nastro adesivo, Rollerblade al posto di pattini in linea e Post-it invece di foglietti adesivi. Persino Apple ha conquistato il nostro linguaggio: quante volte abbiamo chiamato iPad un qualsiasi tablet, anche senza il logo della famosa mela?

Questo fenomeno è così diffuso che, da un lato, rischia di far perdere a un brand la sua identità distintiva, ma dall’altro è la prova definitiva del suo successo straordinario: quando un prodotto diventa così influente da entrare nel nostro lessico, significa che ha davvero lasciato il segno.

[📷 Getty Images; IPA; bialettistory.com]

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