È all’ordine del giorno e aumenta ora dopo ora. Stiamo parlando dell’elenco delle grandi aziende occidentali, che ogni giorno annunciano un passo indietro dal mercato russo. Il dissenso per l’invasione dell’Ucraina assume sempre più i segni dell’unanimità. Anche oggi si registrano decine di comunicati in cui viene annunciata la sospensione delle attività in Russia.
Dopo Imperial Brands, il settore del tabacco lancia un forte segnale con Japan Tobacco e Philip Morris. Quest’ultima era impegnata in Ucraina e in Russia, con rispettivamente 1.300 dipendenti e 3.200 dipendenti. Stop quindi agli investimenti programmati nella Federazione Russa, che rappresenta per l’azienda il 6% dei suoi utili. BlaBlaCar sospende gli investimenti e i finanziamenti di una sua controllata in Russia, mentre la F1 ha chiuso il contratto con Match TV, canale sportivo russo posseduto da Gazprom Media, una settimana prima dell’inizio della nuova stagione. Oltre alla fine del rapporto televisivo, bloccato anche l’accesso dalla Russia al suo servizio online premium F1 TV Pro.
Rio Tinto, colosso anglo-australiano che si occupa di ricerca, estrazione e lavorazione di risorse minerarie, dice invece di essere “in procinto di terminare tutti i rapporti commerciali che ha con qualsiasi azienda russa”. Seguita a ruota da Hitachi, che ha seguito la mossa di altre società industriali americane come Caterpillar, 3M, Deer e Honeywell. L’azienda ha temporaneamente interrotto la produzione e la vendita di macchine edili, oltre allo stop delle esportazioni di dispositivi di memoria in Russia.
Non solo Russia, ma anche Bielorussia. Il Paese filorusso, al fianco di Putin politicamente e militarmente, è stato colpito dagli “embarghi” decisi da Epson, società giapponese leader nel settore informatico, e Western Union, l’azienda specializzata nel trasferimento di denaro fra persone o aziende. Fuggono anche i due colossi dei videogame, Nintendo e Sony. Se la prima ha interrotto le spedizioni delle sue console, per problemi più logistici che per presa di posizione, Sony non invierà più le sue PS5, oltre a bloccare il suo store per i clienti russi e donare 2 milioni di dollari all’Unhcr e a Save the Children. Decisione simile della divisione musicale di Sony, che ha sospeso le operazioni in Russia, e di WarnerMedia, possiede HBO e Warner Bros, che sospende la diffusione di film, giochi e anche della musica. Niente più “Angry Birds”, sia nella Federazione Russa, che in Bielorussia, per decisione di Rovio, l’azienda che produce il gioco.
Salutano anche i big di alimentari, alcolici e prodotti di consumo, Procter & Gamble, Unilever, Jack Daniel’s, Lindt Chocolate, Carlsberg. Se Mars e Shiseido sospendono pubblicità e investimenti in Russia, Marriott, Hilton e Hyatt, leader nel settore alberghiero mondiale, hanno annunciato la sospensione di nuove aperture e la contemporanea normalità per le altre strutture già aperte. Anche Pandora e Crocs sospendono le loro attività, mentre YouTube blocca ai creator della piattaforma russa la possibilità di monetizzare. Serrande abbassate intanto nelle fabbriche Toyota e Nissan, così come sono state bloccate le esportazioni, e sul fronte didattico sono stati annullati gli esami IELTS in Russia.
L’isolamento non sembra avere fine. Dopo le sanzioni enormi che l’Occidente unito ha inflitto alla Russia, ora un’altra notizia non fa sorridere Putin: la Cina si è rifiutata di fornire parti di aeromobili alle compagnie aeree russe.