«La moda non è un gioco o la volontà di uno stilista. È un momento della civiltà», diceva Paco Rabanne. Basta un momento per cambiare il senso estetico della società. O un’intuizione, come quella del surreale cappello-scarpa di Elsa Schiaparelli, inventato nel 1937. Nel 1955 fu uno scandalo a rivoluzionare i costumi dell’epoca, quando la gonna del cocktail dress di Marilyn Monroe si sollevò inaspettatamente sul set di “Quando la Moglie è in Vacanza”. Impossibile non nominare un’altra stella del cinema, Audrey Hepburn, che con il suo sodalizio con Hubert de Givenchy ha segnato anche la storia della moda. Nel 1965, Twiggy viene nominata dal Daily Express il “volto del 1966”: silhouette filiforme, hairstyle cortissimo e gambe costantemente scoperte.
Come dimenticare, nel 1980, il guardaroba di Richard Gere in “American Gigolo”, firmato Giorgio Armani, che anche grazie a quel film si è imposto come re indiscusso della moda, non solo italiana. Nel 1990 fu la volta di Madonna: per la sua tournée “Blonde Ambition” sfoggiò il provocatorio body con reggiseno a cono di Jean Paul Gaultier che, ad oggi, è un capo d’archivio preziosissimo. La spring-summer 1994 di Vivienne Westwood, invece, consacrò il fascino di Kate Moss, mentre calcava la passerella coperta solo da una micro gonna e gustando un gelato. Nel 1998 è un altro designer inglese, Alexander McQueen, a rompere gli schemi dell’industria e a rendere inseparabile il binomio moda-tecnologia.
Arriviamo agli anni 2000. Dobbiamo ringraziare Donatella Versace e l’iconico Jungle Dress indossato da LJo per la creazione di Google Immagini. Sempre Donatella Versace è autrice di un altro momento indimenticabile: nel finale della spring-summer 2018, infatti, le supermodelle Claudia Schiffer, Carla Bruni, Cindy Crawford, Naomi Campbell e Helena Christensen sono tornate in passerella al suo fianco per celebrare i 20 anni dalla scomparsa di Gianni Versace.
[📷 Getty Images; Alamy, Abaca Press, Photo 12 / IPA]