Crucifix Mask: l’iconica maschera di McQueen è ancora l’oggetto del desiderio tra sacro e profano

Se stai già pensando all’outfit del prossimo Halloween, beh, sappi che esiste un solo accessorio must-have che potrebbe veramente renderti unico e irripetibile: la Crucifix Mask di Alexander McQueen. Probabilmente se sei tra gli assidui frequentatori di Pinterest e varie pagine d’ispirazione dove salviamo le immagini di quello che è il nostro piccolo, grande archivio digitale personale, ti sarai sicuramente imbattuto in questo accessorio dal fascino sinistro eppure capace di restare nella mente e stimolare l’immaginazione al punto di volerla possedere a ogni costo. Ça va sans dire che per chiunque abbia una conoscenza della storia della moda, la Crucifix Mask non rappresenta solo un oggetto del desiderio ma un vero e proprio simbolo e punto cruciale della moda di Alexander McQueen e di come questa sia stata capace di influenzare inevitabilmente il corso dello stile contemporaneo. Ancora oggi, fungendo da ispirazione massima.

Realizzata in plastica pressata, ricoperta di jersey di poliestere nero, con un crocifisso in metallo bianco attaccato con fili di rame e fissato con resina sul retro, la maschera venne presentata da McQueen in occasione della sfilata Fall Winter 1996, il cui nome era “Dante”. Un chiaro riferimento al sommo poeta e ai gironi della sua Divina Commedia, in una perenne tensione tra sacro e profano, paradiso e inferno, fede e provocazione. Una delle sfilate più memorabili del compianto designer, che scelse come location la Christ Church di Spitalfield, a Londra. Un esempio rampante della visione di McQueen, tra sogno e realtà crudele, horror e fiaba, oscurità e luce, dannazione e riscatto. La collezione “Dante” fu considerata rivoluzionaria anche perché, per la prima volta, il crocifisso veniva considerato al di là del suo significato religioso; McQueen, pur non essendosi mai professato un fervente cattolico, aveva scelto di ispirarsi all’iconografia cristiana per una sfilata ad alto tasso di drama e sensualità. Tra pizzi, corsetti, Napoleon jacket e trasparenze peccaminose, modelle come Kate Moss e Kristen McMenamy interpretavano muse provocatorie e libere di osare, in un clima ricco di tensione erotica ma pervaso anche da una certa sacralità. Da allora, niente più fu come prima e McQueen venne consacrato alla fama internazionale definitivamente.

Per il design della maschera, lo stilista si era ispirato alle fotografie di Joel-Peter Witkin, Portrait of Joel, New Mexico 1984, che raffigura un uomo che indossa la stessa maschera. Nel corso del tempo, la Crucifix Mask è stata spesso riportata in auge per il suo potere evocativo, non in ultimo da un altro provocatore per eccellenza, Kanye West, che in occasione dei Super Bowl 2024 si è presentato con il viso completamente coperto da una maschera nera attillata, ma decorata con un crocifisso bianco, come omaggio chiaro e forte alla poetica di McQueen, per cui il rapper ha sempre nutrito profonda ammirazione. Ad oggi, in tanti scelgono di riprodurre la maschera con i propri mezzi, ma ciò che conta davvero è la risonanza mediatica che un accessorio così iconico riesce a imprimere anche alle nuove generazioni. Dopotutto, considerando i tempi che stiamo vivendo, la capacità di Alexander McQueen di denunciare la società e tramutarla in arte eterna è qualcosa di cui avremmo bisogno disperatamente.

[📷Getty Images] 

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