Cristóbal Balenciaga, la mostra “BALENCIAGA | Shoes from Spain Tribute” racconta l’atemporalità delle sue creazioni a 130 anni dalla sua nascita

«Un couturier deve essere un architetto per la forma, un pittore per il colore, un musicista per l’armonia e un filosofo per la misura». Cristóbal Balenciaga, con queste parole, incarna l’essenza stessa della sua creatività e della sua arte, che l’hanno reso un’icona senza tempo. Milano, culla della moda e del design, non poteva che rendergli omaggio con una mostra a lui dedicata.

A Palazzo Morando, dal 21 febbraio al 2 marzo 2025, andrà in scena “BALENCIAGA | Shoes from Spain Tribute”, la prima esposizione monografica in Italia, che mette in dialogo la creatività del grande couturier di Getaria con quella contemporanea del settore calzaturiero spagnolo. L’idea è nata dalla mente e dalla volontà di Javier Echeverría Sola, organizzatore e curatore della mostra, che abbiamo avuto il piacere di intervistare.

Il progetto è promosso dalla Federazione delle Calzature Spagnole (FICE), con allestimento a cura di Elisa Ossino Studio.

Un omaggio necessario, per la prima volta in Italia

«Balenciaga è riconosciuto internazionalmente come il maestro della moda e della haute couture: tutti i paesi, tutti i musei, soprattutto quelli dedicati alla moda, dovrebbero rendere il loro omaggio a questo grande maestro. Basta pensare che, chiusa la sua maison nel 1968, già nel 1970 fu organizzata la prima mostra a Zurigo Balenciaga: Ein Meister der Haute Couture. Nel 1973 grazie a Diana Vreeland è arrivata negli Stati Uniti venne realizzata la mostra The World of Balenciaga al Metropolitan Museum di New York. Nel 1974 si svolse la prima esposizione a Madrid, poi a Parigi e a Londra. Impossibile non ci fosse ancora stato un omaggio a Balenciaga in Italia, e soprattutto a Milano, una delle città più importanti dal punto di vista della moda», ha detto Javier, parlando dell’importanza di questa mostra che quest’anno, in particolare oggi, 21 gennaio 2025, celebra i 130 anni dalla nascita di un maestro della haute couture.

La selezione degli abiti in mostra a Palazzo Morando

Selezionare i venticinque modelli da mettere in mostra non è stato facile, soprattutto perché Cristóbal Balenciaga vantava un archivio di opere immenso e variopinto. Le creazioni in esposizione provengono da collezioni museali e private, rappresentando il meglio dello stilista spagnolo. «Ancora oggi, a tanti anni dalla sua morte, quando qualcuno del settore vuole parlare di eleganza e raffinatezza, fa riferimento a Balenciaga. Questo succede perché le sue collezioni, oltre a essere raffinate ed eleganti, sono ancora oggi attuali e atemporali», ha spiegato il curatore della mostra milanese.

L’atemporalità è stato il criterio principale che ha spinto Javier a scegliere gli abiti esposti a Palazzo Morando. «Guardando i suoi abiti è quasi impossibile stabilire se una creazione risalga al 1955 o al 1964. Balenciaga lavorava in modo molto diverso rispetto ad oggi, dove invece una collezione presentata a febbraio è molto diversa da quella di settembre».

La parola d’ordine, poi, è stupire. «Un secondo criterio molto importante per la scelta di questi 25 abiti d’archivio è stato il fattore “wow”. Nella sua maison aveva principalmente due atelier: quello di fantasia – per abiti da sera o da cocktail – e quello di sartoria – che comprendeva cappotti e tailleur. Questa mostra vuole raccontare l’atemporalità e l’eleganza delle opere di Balenciaga, due qualità che si possono ammirare nelle sue creazioni provenienti dall’atelier di fantasia». Sebbene la parte di sartoria sia impressionante dal punto di vista della costruzione degli abiti, questo tipo di creazioni non è atemporale. «Quei tailleur, oggi, non si metterebbero più», ha spiegato Javier, aggiungendo che lo stesso vale per i cappelli. Altre creazioni provenienti dall’atelier di fantasia, invece, restano attuali: «La regina Letizia di Spagna ha indossato un Balenciaga vintage d’archivio del 1962 per il suo ultimo ritratto nel 2024».

Atemporalità e stupore

«Alle sfilate haute couture di Balenciaga si presentavano i modelli e le clienti in prima fila scrivevano i numeri degli abiti a cui erano interessate, per poi scegliere il tessuto e adattarlo. Per questo motivo tutte le creazioni d’archivio di Balenciaga sono diverse e sono state conservate con grande cura». Anche le collezioni dei musei riflettono questa varietà: quella presente al Museo del Traje di Madrid, ad esempio, è molto diversa dalla collezione al Museo Cristóbal Balenciaga a Getaria. Di fronte all’immenso archivio dello stilista, le scelte non potevano che ricadere su pezzi diversi che mostrassero i molteplici lati del suo talento.

Ai 25 abiti in esposizione sono abbinati una serie di calzature, realizzate da marchi spagnoli che ancora oggi valorizzano l’artigianato. «Balenciaga non ha mai disegnato scarpe, a differenza di Dior», ci ha spiegato Javier. «Dava un pezzo del tessuto dell’abito scelto alle signore che lo acquistavano, così che potessero ricoprire le scarpe».

Dato che lo stilista spagnolo non era solito creare scarpe, allestendo la mostra è sorto il problema di quali calzature abbinare agli splendidi abiti per offrire ai visitatori un total look. Per questo motivo, una giuria di professionisti ha attentamente selezionato una serie di modelli realizzati ad hoc per ogni abito esposto. «Una scarpa è difficile da realizzare, comprende tanti step diversi, e passa da più di cento mani prima di arrivare in negozio. Si tratta di un lavoro prezioso e pieno di valori come le creazioni dell’atelier di Balenciaga».

Le muse di Balenciaga

Una collezione molto particolare è quella privata della marchesa di Llanzol, María Sonsoles de Icaza y de León, e di sua figlia, Sonsoles Diez de Rivera y de Icaza. Entrambe, grandi muse di Balenciaga, hanno sempre saputo valorizzare al meglio le sue creazioni.

«La marchesa di Llanzol era considerata una delle nobildonne più chic della Spagna, tanto che Vogue USA nel 1951 le dedicò un articolo, fotografata da Cecil Beaton in un abito Balenciaga. Era conosciuta come la sua musa, sua amica personale e una delle sue migliori clienti. Diversi pezzi della sua collezione personale e di sua figlia Sonsoles Diez de Rivera y de Icaza saranno in mostra».

Tra quelli più particolari, un abito da matrimonio del 1957, l’unico realizzato da Balenciaga interamente in tessuto ricamato in argento. Un altro pezzo speciale è un vestito da cocktail del 1955, che Balenciaga aveva realizzato appositamente per Sonsoles, figlia della marchesa di LLanzol. «Quell’estate Balenciaga aveva invitato nella sua villa a San Sebastián un gruppo di amici, tra cui un uomo che arrivava da Parigi e la marchesa di Llanzol. Durante quell’evento lui chiede alla marchesa di chiamare la figlia, Sonsoles Díez de Rivera, per indossare il nuovo abito creato per lei».

Lei arrivò alla villa, indossò lo splendido abito rosa realizzato da Cristóbal, e strinse la mano a quell’uomo che arrivava da Parigi, meglio noto come Hubert de Givenchy. «Givenchy ricorderà quell’abito dopo tanti anni, precisamente nel 2011 in occasione dell’inaugurazione del Museo Cristóbal Balenciaga con lui come presidente e Sonsoles Diez de Rivera come vice presidente. Quando arrivarono alla teca in cui era presente l’abito rosa, Givenchy fermò la visita privata e disse: “Sonsoles, ti ricordi? Questo è l’abito con cui ti ho conosciuta?”».

Oltre alla moda: Balenciaga e il suo grande amore per il vintage

Balenciaga è stato un artista a tutto tondo che, oltre alla moda, aveva una grande passione per gli oggetti vintage. Nell’usato, lui, ci vedeva una storia, a cui attingere e ispirarsi. «Tutte le sue case, tra cui quella di Parigi, Madrid e San Sebastián erano decorate con oggetti antichi. Ogni volta che arrivava a Madrid, la prima cosa che faceva era chiamare la marchesa di Llanzol e andare al Rastro», un famoso mercato dell’usato della città.

Un’altra curiosità interessante riguarda la sua lavorazione dei tessuti: «I tessuti dialogavano con Balenciaga. Lui li prendeva sul braccio e a seconda di come cadevano cominciava a creare». Non usava i cartamodelli, non faceva disegni, ma “ascoltava” i vestiti. «Guardava la signora, guardava il tessuto, faceva diversi tagli e – come per magia – la creazione era perfetta».

[📷 Courtesy Of Attila&Co.]

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