Cǒr: quando l’approccio al cibo è storia, cultura di un sapere prezioso, e condivisione

Cǒr è un progetto di ricerca gastronomica e culturale fondato dalla giovane chef – ricercatrice Daniela Lucherini, da poco affiancata anche dalla collega Anita Oran. Più che un laboratorio culinario, si configura come uno spazio di indagine: un luogo in cui il cibo viene interrogato come linguaggio sociale, gesto sensibile e atto di pensiero. Tra antropologia, arte e cucina, Cǒr costruisce esperienze che intrecciano memoria e contemporaneità, esplorando ciò che muove, nutre e connette le persone. In questo contesto, ogni piatto diventa racconto, dispositivo narrativo capace di evocare storie, relazioni e identità.

«Cǒr nasce dal desiderio di apprendere e di relazionarmi con il cibo come disciplina valida nelle arti», racconta Daniela Lucherini. «Il mio lavoro consiste nel tradurre concept creativi in situazioni edibili: esperienze che generano conoscenza e aprono dialoghi tra le persone». Il progetto si fonda su un presupposto etimologico e filosofico antico, che lega in modo indissolubile il sapere al sapore. Come ricordava Niccolò Tommaseo, assaggiare significa esercitare il gusto per ricevere un’impressione e farne esperienza. Non è un caso che il verbo latino sapio indicasse insieme il “sentire rettamente” e l’essere saggi. Il gusto con cui si assapora un frutto maturo in estate è, in fondo, lo stesso che si prova leggendo le pagine di un buon saggio: il sapere è fonte di piacere, e l’educazione del palato diventa anche educazione del pensiero.

In questa prospettiva, il cibo si rivela come uno dei più potenti strumenti di connessione temporale. Attraverso il gusto possiamo dialogare con il passato, riconoscere il presente e immaginare il futuro. Un aroma, una consistenza o una ricetta tramandata hanno la capacità di riportare alla mente sensazioni ed emozioni sepolte, riattivando una memoria intima e collettiva. «Il cibo ha questa straordinaria capacità di attivare ricordi e immaginazione», spiega Lucherini. «Attraverso un piatto possiamo entrare in relazione con storie, territori e persone. È un linguaggio che appartiene a tutti».

L’indagine del progetto non si ferma però solo al gusto o alla sensorialità, è uno studio anche storico e antropologico. Ogni ingrediente viene infatti studiato con cura: dove cresce, sotto quali condizioni meteorologiche fiorisce, come viene utilizzato nella storia culinaria locale e come si sviluppa nel tempo sono elementi fondanti del progetto. Questo rispecchia un profondo rispetto nei confronti della materia prima, che viene utilizzata in modo da valorizzarne le caratteristiche.

La nascita di Cǒr non segue la traiettoria ordinaria di un progetto imprenditoriale. Non deriva infatti da un business plan né da una strategia di mercato, ma da un momento di rottura personale. «Mi sono trovata in una fase di spaesamento», racconta Daniela. «Avevo lasciato il mio lavoro e, invece di riempire quel vuoto con qualcosa che non mi apparteneva, ho deciso di tornare alle radici dei miei interessi». Da quella sospensione nasce un nuovo percorso. Daniela si iscrive ad un corso di The Gram Ounce, una piattaforma di ricerca e sperimentazione che indaga il cibo come fenomeno culturale, artistico e intellettuale, superando l’idea della gastronomia come semplice nutrimento. L’organizzazione promuove una visione del cibo come linguaggio capace di produrre significato, influenzare la società e contribuire alla costruzione dell’immaginario contemporaneo, pienamente in linea con ciò che è Cǒr oggi.

Il progetto prende forma proprio in quella fase di incertezza che spesso viene percepita come un limite, ma che può rivelarsi invece un passaggio necessario. Il caos, la confusione, la perdita di punti di riferimento diventano allora il segnale vitale di una trasformazione in atto: la distruzione di vecchie certezze per fare spazio a nuove possibilità. «Ho capito che quel disorientamento non era un fallimento», conclude Lucherini. «Era il segno che qualcosa stava cambiando. Cǒr è nato lì, in quel momento di passaggio».

Particolarmente interessante è l’ultima collaborazione di Cǒr: SYLVA, un evento concreto, aperto a tutti, che prende forma come esperienza immersiva. Realizzato insieme a Irene Cuzzaniti, architetta e fondatrice di La Fioreria in Ripa di Porta Ticinese, SYLVA è un percorso che indaga il rapporto tra l’uomo e il bosco. Attraverso un menu studiato ad hoc, piante, folklore e ingredienti dei boschi italiani si intrecciano in una narrazione sensoriale. In antropologia, il bosco rappresenta infatti l’Altrove: uno spazio simbolico di passaggio e trasformazione. Proprio come nel Flauto Magico, il suo attraversamento diventa un viaggio iniziatico, necessario per ritrovarsi, qui esplorato attraverso il cibo. Il 21 marzo si terrà il secondo capitolo di questa indagine culinaria, in occasione dell’equinozio di primavera. La giornata sarà articolata in due momenti, un brunch e un aperitivo, dedicati ai simboli ancestrali di Ostara: il grano, intrecciato come gesto di protezione, e l’uovo, custode del divenire. L’esperienza invita a rallentare e a partecipare attivamente: tra un calice e un fiore, ciascuno potrà creare il proprio amuleto di primavera, lasciandosi guidare dal ritmo lento e rigenerativo della terra che si risveglia.

Cǒr si configura dunque oggi come un progetto che supera i confini della cucina tradizionale. È un’indagine sul gusto come forma di conoscenza, un tentativo di restituire al cibo, e alla materia viva che sono gli ingredienti, la sua dimensione storica e culturale, simbolica e relazionale. Un invito, in fondo, a tornare a sentire, e quindi a sapere, attraverso il gusto.


[📷 Michele Stroppa ; Courtesy of Cǒr ]

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