Prima l’abito spray, poi la borsa fatta d’aria, e ora un Tamagotchi che riprende le fattezze della loro celebre Swipe Bag. Coperni si è sempre distinto per la capacità di decifrare i desideri del pubblico postmoderno, ma le sue trovate per catalizzare l’attenzione stanno diventando sempre più ripetitive e prevedibili. In un set costellato di postazioni da gaming, il brand parigino, fondato e diretto da Sébastien Meyer e Arnaud Vaillant, sfila la domenica sera della Paris Fashion Week, chiudendo una settimana intensa e ricca di appuntamenti. Ma in una kermesse sempre più dominata dall’hype della novità, i due stilisti riusciranno a portare in scena qualcosa di autentico, o finiranno ancora una volta per ripetersi?
Il “Lan Party” della FW25 – questo il titolo scelto per la collezione – ci proietta in una realtà che esplora il concetto digitale di connessione. Il duo francese apre la passerella con un abito nero dallo spacco profondo, seguito da proposte che spaziano dai gilet alla marinara alle minigonne frilly, confermando un’estetica che cerca di mescolare l’epoca digitalizzata alle suggestioni più classiche. Non mancano i capi oversize, come i blazer fluffy e i caban neri dai volumi morbidi, mentre i collant con tasche incorporate e i jeans con ricami tribali introducono un’anima più street legata agli anni 2000. E poi ancora, piumini smanicati con cappuccio, bomber in pelle e giacche a vento oversize con chiusura a zip sul fianco. Ma a dominare la collezione sono i longdress con cinture sottili che si agganciano allo spacco, evocando accenni bondage. Le tasche cargo si fanno protagoniste anche sugli abiti in paillettes, in una collezione che si muove tra estremi contrastanti: da una parte l’officewear rivisitato, con shorts abbinati a maxi blazer, dall’altra il romanticismo distorto di mini-dress e top frilly, con balze plissé disordinate. Le giarrettiere in pelle, a volte punteggiate da borchie, cingono pantaloni slim, mentre i set in denim con dettagli tribali giocano con il filone nostalgico del Y2K.
Eppure, nonostante l’abbondanza di proposte e rimandi visivi, la sfilata non riesce a comunicare una visione coesa. Il tema del Lan Party, che suggerirebbe un’estetica iperconnessa, si perde in una selezione di trend disgiunti. ll risultato è un collage di riferimenti – alcuni già visti nelle precedenti collezioni – che mancano di una reale direzione. Oltre alla borsa Swipe, rimane difficile identificare una cifra stilistica, lasciando la sensazione che Coperni, nel tentativo di inseguire il nuovo, abbia finito per perdersi nel “white noise” della sua stessa estetica.
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