Comme des Garçons: il corpo oltre la forma nella Fall 2026

È noto da sempre, perché insito nella sua genesi, che Comme des Garçons non sia un marchio da cui aspettarsi semplicità o minimalismo. All’interno di un immaginario volutamente sperimentale, dove la moda diventa espressione artistica e il corpo femminile una forma mutevole, ridefinibile e trasformabile, Rei Kawakubo porta in passerella esattamente questa visione.

La teatralità è immediatamente dichiarata anche dalla colonna sonora: piano e archi accompagnano il passo delle modelle con un ritmo lento e nostalgico, costruendo un’atmosfera drammatica e sospesa nel tempo. Una delicatezza musicale che introduce una sfumatura di lieve romanticismo, in contrasto con la radicalità delle forme in passerella.

A ottantatré anni, Kawakubo continua infatti a muoversi con una libertà creativa rara. La collezione Fall 2026 della designer giapponese si costruisce su un linguaggio formale radicale. La palette è essenziale ma violenta: nero e rosa shocking. Gli abiti avvolgono il corpo in forme volutamente esagerate e spesso indecifrabili. Il volume non segue la logica dell’anatomia: emerge in protuberanze improvvise – sulle spalle, ai fianchi, alla base delle gonne – attraverso balze e strutture che alterano la silhouette fino a renderla quasi irriconoscibile.

Nel rosa shocking queste deformazioni assumono una qualità quasi organica, mentre nel nero diventano vere e proprie costruzioni scultoree. Gonne rigide e rigonfie, nodi monumentali che sembrano trasformarsi in presenze autonome lungo le lunghezze: elementi che spostano l’abito dal territorio dell’indumento a quello dell’oggetto.

Come spesso accade nel lavoro di Kawakubo, i capi non sono pensati per valorizzare il corpo né per rispondere a una funzione pratica. Sono entità autonome, oggetti che sembrano vivere di vita propria, deliberatamente estratti da qualsiasi dimensione quotidiana o realistica e pensati come sculture o esercizi di sperimentazione formale.

È un immaginario che segue logiche interne molto precise. In questo senso, per forza estetica e coerenza visionaria, si può fare il parallelo con Rick Owens: universi creativi diversi tra loro ma così definiti da funzionare quasi come sistemi chiusi, traslazioni di una visione e di un mondo estetico ben preciso ai quali si aderisce, o meno, con una sorta di devozione.

[📸 IPA]

Condividi l'articolo sui social: