Come si è evoluto il concetto di Sex Symbol maschile a Hollywood?

Hollywood e i suoi miti. Una macchina talmente potente che per più di un secolo è riuscita a imporsi nell’immaginario collettivo, dettando tendenze estetiche ed ergendo a icone i moltissimi attori che si sono succeduti dietro la macchina da presa. In primis fu Rodolfo Valentino: il sex symbol del cinema muto di origini italiane scatenava gli animi delle moltissime ammiratrici, tant’è che si disse che quando morì in molte addirittura si tolsero la vita. Poi ci furono gli anni dei gentleman, i gentiluomini tutti d’un pezzo degli anni ’50 e ’60, sornioni e affascinanti, che prendevano le forme di Cary Grant, Frank Sinatra, Gregory Pack, Montgomery Clift, Burt Lancaster, Clark Gable. In Italia, Marcello Mastroianni, con la sua attitude delicata eppure scanzonata, lo rendono il perfetto esempio di Latin Lover, una simpatica canaglia che alla fine riesce a farsi sempre perdonare.

Ma sono anche gli anni dei belli e tenebrosi: James Dean, la cui prematura scomparsa lo ha consacrato a mito eterno, Marlon Brando, espressione massima dell’erotismo selvaggio, e Alain Delon, risposta europea del tormento dal volto angelico. Con gli anni ’80 e ’90, nel pieno dell’esplosione della beauty culture, gli standard di bellezza diventano sempre più alti. Il fascino di Richard Gere in completo Armani in “Ufficiale Gentiluomo” restano ancora al vertice dell’immaginario femminile, seguito a ruota dai bellissimi degli anni ’90: Brad Pitt, Johnny Depp, George Clooney, Leonardo Di Caprio, che, pur rappresentando agli inizi della sua carriera una bellezza più acerba e androgina, rientra comunque in quei canoni di perfezione cesellata, senza in ogni caso metterne in discussione l’immenso talento. Di bellezze non convenzionali definite come sex symbol ce ne sono sempre state, basti pensare a Vincent Cassel e Adrien Brody, solo per citarne alcuni. Ma ciò che li ha sempre accomunati, aldilà dell’aspetto più o meno canonico, è l’atteggiamento virile e “classicamente” maschile. 

Qualcosa però è cambiato negli ultimi anni. Che sia una reazione ad una società sempre più fluida, i reclami a gran voce che chiedono parità per tutti i generi sessuali, ma anche le rivoluzioni femminili contro un certo stereotipo di mascolinità tossica, fatto sta che Hollywood ha pian piano lasciato spazio ad un nuovo tipo di uomo che, non solo ha conquistato un posto speciale nel cuore dei registi più rinomati, ma anche in quello delle fan, sancendo una nuova tipologia di sex symbol che probabilmente contravviene a tutti i diktat esacerbati precedentemente. Timothée Chalamet che sfila sui red carpet in total look Haider Ackermann è tra i più acclamati esempi di questa nuova generazione; volto delicato, sorriso timido, esile e candido, gioca con la moda reinventando i codici del classico suit e osando con silhouette che svelano il corpo.

Sul web si parla già di “Hot Rodent Men”, paragonando alcuni degli attori di punta della new generation niente poco di meno che ai topi. Non esattamente un animale considerato “sexy”, eppure mietono conquiste all’uscita di ogni pellicola. Ritroviamo la bellezza genuinamente ruvida del talentuoso Josh O’Connor, della sua controparte in Challengers, ovvero l’etereo Mike Faist. Ma anche quella di Jeremy Allen White, che ha catalizzato letteralmente l’attenzione con l’ultimo spot di Calvin Klein, e Barry Keoghan, che con i suoi lineamenti imperfetti è stato il contraltare perfetto del ben più classicamente bello Jacob Elordi, che tuttavia non sembra perdere nemmeno un grammo del suo sex appeal indossando le it-bag più famose ad ogni paparazzata.

Paul Mescal e Cillian Murphy, entrambi irlandesi, attraverso i loro sguardi cerulei esprimono molto di più dell’ideale del principe azzurro: impegnati, a tratti scostanti, spigolosi, prima che belli ci tengono soprattutto ad essere bravi, e questo sostanziale impegno trasuda ad ogni intervista. Un impegno ben ripagato dato che il primo a soli 26 anni ha già ricevuto una candidatura agli Oscar e una al Bafta, mentre il secondo l’Oscar l’ha vinto proprio con Oppenheimer lo scorso febbraio. Meno pressione sull’essere “il maschio sexy che non deve chiedere mai” aiuta anche la performance? Il talento non è ovviamente compromesso da un aspetto fisico attraente, ma che ci sia una maggiore inclusività e soprattutto una maggiore attenzione alla “seduzione” propagata da un fascino meno esplicitamente virile sono sicuramente una manna dal cielo. 

[📷 Getty Images; Doug Peters, EMPICS Entertainment, Photo 12, Alamy, LMKMEDIA, Sipa USA, USA TODAY, Splash News, IanDagnall Computing, Pictorial Press Ltd, Moviestore Collection Ltd, Allstar Picture Library Ltd, United Archives GmbH, PictureLux / The Hollywood Archive, Masheter Movie Archive  / IPA; Instagram: challengersmovie]

Tags: hollywood , Sex Symbol