Lo voglio premettere subito: io non ho mai sognato il matrimonio. Non ho una bacheca Pinterest piena di abiti salvati, non sto organizzando nozze imminenti e, a differenza di molte persone della mia età, non vivo quelle estati scandite da inviti, bouquet e weekend trascorsi tra cerimonie e ricevimenti. Il mondo wedding, semplicemente, non è mai stato il mio mondo.
Eppure, quando mi sono imbattuta nei contenuti di Come in una Favola, mi sono fermata a guardarli più a lungo del previsto. All’inizio sono stati gli abiti ad attirare la mia attenzione. Poi la spontaneità dei video, il tono mai costruito, il modo in cui le future spose vengono accompagnate in un momento così importante della loro vita. Infine, la sensazione che dietro quella realtà ci fosse qualcosa di diverso dal classico atelier bridal.
Per capirlo ho deciso di parlarne direttamente con Anna Zampetti ed Ernesto Passante Spaccapietra, anime di un progetto che da oltre dieci anni continua a crescere, conquistando una community sempre più ampia grazie a una formula apparentemente semplice ma sempre più rara: autenticità.
«La prima cosa che ci siamo detti è verità e autenticità», racconta Anna. Una frase che, ascoltandoli, sembra attraversare ogni aspetto della loro realtà. Come in una Favola nasce a Reggio Emilia e in dieci anni si è trasformata in una presenza capillare sul territorio italiano, con oltre cinquanta punti vendita distribuiti dal Nord fino alla Sicilia. Ma la crescita non è mai stata soltanto numerica. Fin dall’inizio il progetto si è sviluppato attorno a un’idea precisa: rendere accessibile ciò che spesso, nel mondo bridal, viene percepito come distante.


«Abbiamo stravolto il mercato», spiegano. «La nostra idea è sempre stata quella di offrire qualità, servizio e valore senza costringere le spose a destinare all’abito la parte più importante del loro budget». Un approccio che ha permesso all’azienda di intercettare una clientela trasversale: ragazze giovanissime, donne al secondo matrimonio, future spose attente alla moda e altre che inseguono semplicemente il vestito che le faccia sentire davvero sé stesse. Perché, come sottolinea Anna, l’obiettivo non è mai imporre una visione. «Non deve essere l’abito che sta bene e basta. Deve essere l’abito che ti fa sentire sposa, che rispecchi la tua personalità e i tuoi desideri, oltre a valorizzare il fisico».
E parlando di tendenze contemporanee, secondo Anna ed Ernesto, oggi non esiste una vera estetica dominante. «Non mi verrebbe da dire che in questo momento ci sia una maggioranza», spiegano. «Dipende molto dalla persona che entra». Da una parte resta fortissimo il richiamo del sogno romantico, fatto di volumi importanti, strascichi scenografici e silhouette da principessa. Dall’altra cresce una sensibilità più vicina alla moda contemporanea, fatta di linee pulite, essenzialità e ricerca stilistica. «Tra i venti e i ventisette anni si tende ancora molto al sogno disneyano», racconta Anna. «Andando più su con l’età si cerca qualcosa di più legato allo stile, alla moda, al ricercato». Due visioni apparentemente opposte che oggi convivono senza che una prevalga davvero sull’altra.
C’è però un altro aspetto che rende oggi Come in una Favola una realtà particolarmente interessante anche per chi normalmente non si occupa di matrimoni. È il loro rapporto con la moda, quella con la M maiuscola. Negli anni, attraverso il recupero di collezioni precedenti e capi provenienti da importanti maison, Anna ed Ernesto hanno costruito un archivio straordinario fatto di pezzi che raccontano epoche, estetiche e visioni creative differenti: Valentino, Dior, Versace, Alexander McQueen, Alberta Ferretti e Blumarine, solo per citarne alcuni. Nomi che appartengono alla storia della moda prima ancora che al mondo wedding. «Nasciamo recuperando invenduti e collezioni precedenti perché crediamo nel dare una nuova vita ai capi», spiegano. «Nel tempo abbiamo costruito una collezione di pezzi che per noi sono iconici».
Un lavoro che oggi appare perfettamente in sintonia con un fenomeno sempre più evidente nel fashion system contemporaneo. Gli archivi non sono più soltanto luoghi di conservazione, ma sono diventati oggetti di desiderio. Lo dimostrano i red carpet internazionali, dove sempre più celeb scelgono abiti provenienti dalle collezioni storiche delle maison piuttosto che creazioni appena uscite dalle passerelle. Perché un capo d’archivio porta con sé qualcosa che il nuovo non può offrire: una storia. Per anni Anna ed Ernesto hanno custodito questi pezzi quasi gelosamente. L’idea iniziale era addirittura quella di trasformarli in una sorta di museo. «Volevamo farci un museo», racconta Anna, «eravamo molto gelosi di questi capi».
Poi, in occasione del decimo anniversario dell’azienda, è arrivata una riflessione. Quale regalo fare alla community che negli anni aveva contribuito alla crescita del progetto? La risposta è stata tanto semplice quanto inaspettata: aprire l’archivio. «Più che un’operazione di business è stato un regalo», hanno detto. Nasce così Archivio Vintage, un progetto che consente alle future spose di vedere, provare e acquistare capi provenienti dalle grandi maison a condizioni straordinariamente accessibili rispetto ai valori normalmente associati a questi pezzi.
«Volevamo dare la possibilità alle spose di indossarli davvero e di continuare a farli vivere.» Perché, nonostante il loro valore storico, Anna ed Ernesto non vedono questi abiti come oggetti da conservare sotto una teca. «Preferiamo vederli addosso a una sposa reale». Il debutto di Archivio Vintage è avvenuto nella suggestiva cornice di Villa d’Este a Reggio Emilia. Affreschi e saloni storici hanno accolto un evento che ha superato ogni aspettativa.


«Non sapevamo neanche noi quale sarebbe stato il futuro di questo progetto», raccontano. «Ma la risposta è stata incredibile». Tra gli episodi che ricordano con maggiore emozione c’è quello di una cliente milanese, grande appassionata di vintage e moda, arrivata accompagnata dal padre con l’intenzione di acquistare uno o due abiti. Alla fine ne ha portati a casa tredici. Tra questi anche alcuni dei pezzi più preziosi dell’archivio, compreso uno splendido Dior che Anna ed Ernesto ricordano ancora oggi come uno dei capi più iconici della loro collezione.
Una storia che racconta bene il senso dell’intero progetto: offrire accesso a qualcosa che normalmente sarebbe fuori portata anche per molti appassionati di moda. Ma sarebbe un errore raccontare Come in una Favola parlando soltanto di vestiti. Perché il vero centro di tutto, ascoltando Anna ed Ernesto, sono le persone. Lo si capisce quando il discorso si sposta sui camerini, su ciò che accade durante gli appuntamenti, sulle emozioni che accompagnano la ricerca dell’abito giusto. «La vita delle persone improvvisamente esplode nel camerino», racconta Anna.
Ed è forse una delle immagini più efficaci per descrivere il loro lavoro. Perché in quel momento non si parla soltanto di tessuti, silhouette o tendenze, ma si parla di famiglie, di madri e figlie, di sorelle, amiche e future suocere, ma soprattutto di paure, dubbi, aspettative e sogni. «In un’ora e mezza puoi diventare veramente amica, veramente confidente». È una dimensione che raramente viene raccontata quando si parla di bridal e che invece emerge con forza dalle loro parole. L’abito diventa quasi uno strumento per leggere la persona che si ha davanti, capire chi è, come si immagina, come vuole sentirsi. «Ci sono ragazze che entrano entusiaste e altre che capisci subito essere piene di dubbi», racconta Anna. «Ma se sei pronta a emozionarti, l’abito giusto arriva».
Dopo il successo di Villa d’Este, il progetto Archivio Vintage è destinato a continuare. Nuove location storiche, nuove città e nuovi appuntamenti sono già in programma. Il prossimo si terrà il 5 luglio a Torino, presso Al Castello, in Corso Regina Margherita 497, dove sarà possibile ammirare e acquistare una nuova selezione di capi provenienti dagli archivi delle grandi maison. Un’occasione per le future spose, certo, ma anche per chi ama la moda, per chi è affascinato dagli archivi e per chi crede che alcuni vestiti abbiano ancora qualcosa da raccontare. Io, che non ho mai sognato il matrimonio, probabilmente appartengo a quest’ultima categoria. E dopo questa conversazione, l’idea di vedere da vicino quei Valentino, quei Dior e quei McQueen custoditi per anni da Anna ed Ernesto mi incuriosisce molto più di quanto avrei immaginato.
Forse perché, prima ancora di parlare di nozze, questa è una storia che parla di bellezza. E di persone che hanno scelto di condividerla.
[📷Courtesy of Come in una Favola]