«Il mio obiettivo in Coach è quello di progettare la moda in modo onesto, pratico e diretto», ha dichiarato Stuart Vevers, direttore creativo di Coach. E nella collezione Fall 25, il designer ha decisamente centrato l’obiettivo. Il brand, ormai uno dei preferiti dalla Generazione Z, si rivolge a questa fascia di pubblico senza cadere nel cliché di considerarla una generazione infantile, ma piuttosto una generazione in continuo cambiamento e soprattutto poliedrica, che sta facendo i suoi primi passi nel mondo adulto, ma che, nel contempo, conserva ancora una parte di infanzia. È quella stessa generazione che sta approcciando il mondo del lavoro, che comincia a lasciare la casa dei genitori, ma che non ha ancora rinunciato alla spensieratezza e alla “cuteness”.
La collezione Fall 25 è, infatti, un vero e proprio riflesso di questa dualità. Come lo Yin e lo Yang, è il perfetto equilibrio tra l’innocenza e la crescita, tra praticità e creatività, e gli abiti che hanno sfilato nel suggestivo scenario della Park Avenue Armory sono un mix di funzionalità e un tocco giocoso infantile e colorato. Il bilanciamento degli opposti è centrale: dalla colonna sonora onirica alla location industriale, fino alle silhouette tipiche della moda newyorkese degli anni ‘90, che risultano incredibilmente attuali. La collezione presenta pantaloni oversize, vita ben delineata, borse piccole anche portate al collo (tra cui la Brooklyn e l’Empire in versione “rimpicciolita”), capispalla strutturati e funzionali. Cherry on top, le calzature peluches, emblematiche del concept di questa collezione, che riprendono il grande trend di stagione delle furry shoes declinandole nella loro versione più funny.
Stuart Vevers spiega: «Propongo una silhouette chiara e fresca, un focus continuo su pratiche sostenibili e un’esplorazione più profonda e creativa degli archetipi che ci definiscono: capispalla in shearling, giacche di pelle, e basi giocose ma romantiche». Questa collezione, infatti, è un tributo alla cultura newyorkese che ha influenzato profondamente Vevers. «Quando sono arrivato in questo paese a metà degli anni ‘90, la nonchalance di New York ha plasmato la mia visione del mondo. Mi sono ispirato ai film di Larry Clark, creando una New York in cui tutto sembrava autentico, senza pretese, con un senso di bellezza casuale e trovata», racconta il designer. Questo riflette l’idea di una moda che va oltre il passato per riscrivere il presente, creando qualcosa di nuovo, ma che, allo stesso tempo, parla a una generazione più ampia, senza dimenticare le proprie radici.
Questo concetto si riflette nella scelta di look come pantaloni oversize e top, che raccontano storie di autenticità e di semplicità, ma che, attraverso le incredibili tecniche di lavorazione dei materiali diventano pezzi di alta manifattura. Coach riesce a parlare a una Gen Z che sa come reinterpretare i classici dell’abbigliamento sportivo americano, rendendoli propri e scrivendo il proprio nuovo vocabolario della moda. Come sottolinea Vevers: «Sono continuamente ispirato dalla capacità della generazione di oggi di raccogliere archetipi e pezzi del vocabolario di moda americano e renderli unici, facendoli propri. Il modo in cui lavorano con ciò che hanno, ha informato molto di ciò che vediamo in questa stagione».
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