Quando si pensa ai clown, emergono due distinte scuole di pensiero: c’è chi li adora e li associa indissolubilmente a un immaginario di allegria e divertimento fatto di colori sgargianti ed espressioni facciali pronte a ravvivare un contesto di festa, spesso dedicato a un pubblico infantile, e chi invece li detesta, trovandoli addirittura disturbanti se non spaventosi, dando vita a una narrazione opposta su questo personaggio, alimentata nel tempo, più vicina all’horror che alle atmosfere sorridenti e spensierate di una festa per bambini. Uno storytelling alimentato da personaggi come It, il diabolico clown nato dalla penna geniale di Stephen King che, oltre al romanzo, è diventato protagonista anche di una fortunata saga di film horror, in cui la facciata grottesca fa solo da contraltare a una personalità malefica e disturbata. In ogni caso, qualunque sia la prospettiva con cui vogliate approcciarvi ai clown, sicuramente considerarli come icone di stile non è mai stata una priorità, anzi, al contrario, nell’immaginario popolare, “vestirsi da clown” è sinonimo di accostamenti azzardati e mal riusciti, al limite del ridicolo.
Ma la moda si sa, è sempre pronta a rimescolare in tavola le carte di determinati pregiudizi, scegliendo, di volta in volta, di cambiare il proprio punto di vista in merito a determinati soggetti. E non è un caso che, anche il clown, sia stata una figura rivalutata più e più volte nel corso della storia della moda, non in ultimo nelle recenti sfilate che hanno visto il cosiddetto “clown-core” come tendenza imperante. I pagliacci sono dunque le nuove icone di stile? Probabilmente si, se spogliati della loro connotazione negativa e incline al ridicolo, ma riconsiderati come icone di libertà, creatività, sana ribellione e soprattutto capacità di interpretare i codici dello stile in modo assolutamente personale e non stereotipato.
Un modo, forse, per la moda di urlare a un ritrovato bisogno di esprimere se stessi senza condizionamenti, quelle stesse imposizioni a rientrare in certi schemi spesso noiosi come quelli del quiet luxury che ha dominato la scena della moda mondiale per ben più di una stagione. Ora, insieme a una rinnovata necessità di glamour e di loud luxury, c’è anche un voler sperimentare, un voler invertire e, perché no, contravvenire alle rigide e spesso creativamente aride tendenze dettate dal marketing, per lasciare maggior spazio alla creatività e alla visione del designer. In questo senso, la figura del clown, inteso come reietto della società, come il “diverso” spesso sopra le righe ma mai banale, rappresenta un riscatto creativo non da poco per tutti quei direttori creativi che per anni sono stati quasi costretti a produrre solo denim e maglioni in cashmere grigi di ottima fattura, ma decisamente poco stimolanti per la loro visione d’insieme. Ora più che mai c’è bisogno di far sentire la propria voce e fare la differenza, e per qualcuno, questo desiderio di emergere nella propria personalità, può essere talmente forte e pronunciato da identificarsi con una figura talmente poco ortodossa, quanto iconica nella sua unicità, come quella del pagliaccio.
Lo abbiamo visto nella collezione couture di Alessandro Michele per Valentino, dove, tra Arlecchino e Pierrot, i canovacci tipici della Commedia dell’Arte di Goldoni hanno preso vita in una forma caleidoscopica di colori, forme, strutture mastodontiche, al confine con l’onirico. Che Michele fosse da sempre vicino ai “diversi” è cosa nota sin dai tempi della sua direzione creativa in Gucci, cosa che, peraltro, ha contribuito non poco al successo del marchio all’epoca e che, per ora, non si sa se avverrà anche per Valentino, con cui, secondo molti, non è riuscito ancora a coglierne l’essenza di squisita eleganza e bellezza assoluta al di là dei picchi creativi. Ma Valentino non è il solo ad aver sposato questa corrente; lo abbiamo visto anche nell’ultima collezione 2025 di Marc Jacobs, presentata lo scorso lunedì 3 febbraio a New York. Tra volumi esagerati e distopici, geometrismi inaspettati e quel touch playful tipico del designer americano, conferiti anche dal make-up con due evidenti scocche rosse volutamente cartoonistiche, posizionate sulle guance delle modelle, il riferimento a un certo “grotesque-chic” è chiaro, anche se raccontato attraverso una sartorialità impeccabile.
Ma riferimenti al mondo fake con accenni clowneschi li abbiamo ritrovati anche nell’ultima edizione di Acne Paper, la rivista lanciata da Acne Studios; nell’edizione 19, l’ultima disponibile del brand, troviamo infatti un editoriale scattato dalla fotografa Erika Kamano, con le modelle con il volto completamente ricoperto di bianco e nasi rossi posticci. In passato il clown-core lo abbiamo visto sulle passerelle di Moschino, nella collezione SS20, dove modelle del calibro di Bella Hadid hanno sfilato con jumpsuit degne dei migliori artisti circensi. E ancora, impossibile dimenticare la SS18 di Vivienne Westwood o la SS19 di Dior Haute Couture.
Tra le star legate a questo stile, impossibile non citare la talentuosa Chappell Roan, che si è presentata sul palco degli ultimi Grammy Awards con un abito di Acne Studios con maxi fiocchi e un cappello da fatina a punta, perfetto esempio di uno stile che si ispira ai mondi fantasiosi e spesso al confine con quel pizzico di bad taste che, nel caso dell’artista, trasudano nient’altro che una passione per il costumismo e il travestitismo, testimoniata anche dai make-up sempre elaborati della stessa. E se vogliamo invece citare una star ormai rodata da tempo, impossibile non parlare di Lady Gaga, che in passato ci ha abituati a look decisamente “clown-friendly”, un’associazione che ha trovato la sua massima consacrazione con la sua interpretazione di Harley Quinn nel film “Joker: Folie à Deux”. Ma impossibile dimenticare un’altra riproduzione iper colorata da clown come quella fornita sul red carpet dei Grammy Award 2023 da Harry Styles, che scelse una jumpsuit scintillante in stile arlecchino con maxi scollatura frontale, o dalla musa di Miu Miu nonchè attrice di culto Emma Corrin, che ha spesso fatto riferimento alla versione più romanticamente “sad-core” della tendenza, interpretando Pierrot per i Virtual Golden Globe Award nel 2021. Se poi parliamo di icone senza tempo, impossibile non citare una musa assoluta dello stile italiano come Anna Piaggi.
Da oggi, vestirsi ‘da pagliaccio’ non sarà più un’offesa, ma un vero e proprio complimento.
[📷 valentino.com]