Che il Met Gala rappresenti il trionfo della sperimentazione fashion è ormai cosa nota. Ogni anno sul red carpet sfilano star e celebrities che hanno avuto il privilegio di essere invitate dall’influente e temibile Anna Wintour, con abiti mozzafiato che riflettono il tema dell’anno, spesso realizzati appositamente per l’occasione.
Esattamente dieci anni fa, nel 2016, uno dei momenti più iconici nella storia recente del Met fu l’apparizione di Claire Danes, attrice simbolo degli anni ’90, rimasta nell’immaginario collettivo per essere la Giulietta di Romeo + Juliet accanto a Leonardo DiCaprio e per il ruolo di Carrie Mathison nella serie Homeland, che le è valso numerosi premi, tra cui gli Emmy e i Golden Globe. Per l’occasione, Danes indossò un abito su misura che si illuminava al buio: il vestito era realizzato in organza francese personalizzata intrecciata con fibre ottiche e alimentata da 30 mini pacchi batteria cuciti nella struttura interna dell’abito. La creazione, disegnata dallo stilista Zac Posen, richiese oltre 500 ore di lavoro e ritraeva un modello stilistico classico: un corpetto senza maniche aderente in vita che si apriva poi in una silhouette ampia e scenografica con strascico, evocando un’estetica principesca, con un tocco però contemporaneo e soprattutto tecnologico. Il tema ufficiale della serata era infatti “Manus x Machina: la moda nell’era della tecnologia”, e tutti gli abiti riflettevano questa visione, seppure, a parer mio, in modo alquanto approssimativo. Nessuno, infatti, ha davvero integrato la tecnologia nella struttura stessa dell’abito come ha fatto Zac Posen: molti si sono limitati a evocarla attraverso silhouette dai toni argentati o metallici, più simboliche che realmente innovative.
Proprio questa sera prenderà forma il Met Gala di quest’anno, dedicato al tema “Fashion is Art”. Chissà se nel 2026, complice anche il momento storico in cui viviamo, il Met saprà ancora sorprenderci con soluzioni fuori dal comune e autentici effetti “wow” dal punto di vista stilistico.
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