Cime Tempestose è kitsch: eppure ci piace da impazzire

Che “Cime Tempestose” di Emerald Fennel non fosse una trasposizione letterale e fedele dell’unico ed eterno capolavoro della letteratura di Emily Brontë è cosa nota da mesi, sin dalle prime indiscrezioni trapelate dal set. Oggetto di discussione sin dalla sua genesi, in primis per la scelta considerata poco appropriata dei due attori protagonisti, Jacob Elordi e Margot Robbie, che ben poco assomigliano fisicamente ai personaggi del romanzo, il film è da pochi giorni arrivato nelle sale italiane e ha già scalato le vette del botteghino, complice la sovraesposizione sui social media e proprio la scelta di due star di Hollywood, che hanno dato pan per focaccia ai fan, grazie anche alla complicità e al method dressing sfoggiato durante la promo del film. Ma quindi, com’è questo Cime Tempestose del 2026? Un progetto riuscito, senza ombra di dubbio. E si, gli abiti sfoggiati da Catherine non hanno nulla a che vedere con la moda vittoriana dell’epoca, le scenografie, maestosamente kitsch, sono talvolta irrealistiche, e molte parti salienti del romanzo, soprattutto quelle del post mortem di Cathy, non vengono assolutamente citate. Eppure, la pellicola riesce nel suo intento: raccontare una passione struggente e distruttiva, un amore romantico che non è quello da manuale ma che è ricco di tossicità e giochi di potere, dove il confine tra il bene e il male è sottilissimo e, proprio per questo, più realistico che mai.

Emily Brontë scrisse un romanzo decisamente innovativo per l’epoca ed Emerald Fennel, seppur nella sua infedeltà, ha cercato di riportare sullo schermo quello stesso intento: raccontare una storia di passione e dolore che non ha nulla a che vedere con i canovacci tradizionali, dove non c’è nessun cattivo a ostacolare il rapporto tra due amanti perché gli antagonisti sono loro stessi e le loro ombre; e tutto ciò rende Cime Tempestose estremamente vero, nell’800 come oggi, nel romanzo come al cinema. In questo consiste la sua modernità e anche la sua atemporalità: ci sbatte in faccia le spine di una rosa imperfetta, i lati meno nobili di ognuno di noi, quelli che facciamo fatica anche ad ammettere a noi stessi. E anche le chiacchierate scene di carnalità e perversione non sono un mero esercizio di provocazione, ma l’ennesimo aspetto fondamentale di una storia di ossessione e desiderio, seppur condannata all’infelicità. E quante volte ci è successo di provare un’irrimediabile attrazione per una persona che ci faceva del male? In questa cruda realtà, consiste la sua potenza. E se gli abiti traslucidi e i gioielli eccessivamente opulenti di Catherine non sono fedeli al periodo storico, più di tanto non ci disturba: dopotutto, al cinema la trasposizione di grandi classici in chiave moderna è ormai abitudine, basti pensare alle camicie di Versace di Romeo+Juliet di Baz Luhrmann con tanto di musica dei Radiohead o le All Star intraviste nell’iconico Marie Antoinette di Sofia Coppola. Inoltre, i riferimenti a pietre miliari come Via col Vento, sono da apprezzare, perché testimoniano una consapevolezza visiva e culturale da parte della Fennel da non sottovalutare. Ma soprattutto, la vera conquista, è aver avvicinato diversi giovani alla lettura di un cult dopo la visione del film.

[📸 Getty Images; Courtesy of Warner Bros. Pictures. / © Jaap Buitendijk]

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