Cibo e status symbol: il digiuno è la nuova (pericolosa) tendenza dei ricchissimi

La storia ci dice che il re d’Inghilterra Enrico VIII, famoso per lo scisma anglicano ma anche per la sua mole decisamente imponente, amasse organizzare quotidianamente succulenti e sontuosi banchetti per lo più caratterizzati da abbondanti porzioni di selvaggina cacciata nel regno. Ma si dice anche che l’abuso smodato di carne grassa sia stata una delle cause principali della sua morte. Nell’immaginario finemente rappresentato dalla regista Sofia Coppola in “Marie Antoniette”, la regina di Francia più famosa della storia non solo mangiava brioches, ma amava organizzare dei deliziosi “simposi” che, dalla colazione alla cena, presentavano una grande varietà di dolciumi pieni di panna, champagne a volontà, burro, torte a 25 piani, gelatine coloratissime che le dame di Versailles amavano letteralmente trangugiare tra una partita di poker e l’altra. Non sappiamo quanto sia sottile il confine tra realtà e fantasia, fatto sta che il cibo nel passato era sinonimo di ricchezza e tanto più lo status sociale era alto tanto maggiore era la quantità di vivande presenti in tavola, ogni giorno, più volte al giorno.

Ad oggi però la situazione sembra essersi completamente ribaltata, tant’è che i super ricchi addirittura starebbero scegliendo la via del digiuno e del quasi completo “disprezzo” del cibo, considerato niente più che una debolezza e un’inutile perdita di tempo. Se già nell’ultimo trentennio la “Diet Culture” ha universalmente decretato la possibilità da parte delle classi più abbienti di un’alimentazione più sana a dispetto delle scelte malsane della “working class”, ad oggi la tendenza sembra aver intrapreso uno step successivo. Insomma non bastano i cibi macrobiotici, la possibilità di coltivare un orto personale, di seguire periodi detox più o meno intensivi a base di bacche rarissime e brodo di ossa di animali (si Gwyneth stiamo parlando proprio di te), ma la nuova frontiera del luxury food prevede il digiuno, e l’assunzione di integratori e frullati sostitutivi da ingerire tra un meeting e l’altro.

Il co-fondatore di X, Jack Dorsey, una volta ha ammesso di digiunare per 22 ore al giorno, mentre il biohacker multimilionario Bryan Johnson ha precedentemente affermato di digiunare per 23 ore. Molti altri lavoratori della Silicon Valley puntano su frullati sostitutivi dei pasti, ma anche personalità legate al fashion world sembrano abbracciare la stessa corrente lifestyle; fece molto discutere a tal proposito il video della routine mattutina di Bella Hadid che presentava oltre 20 diversi integratori e vitamine e solo un boccone di un croissant dall’aspetto decisamente triste.

Nonostante l’inclusivity sia diventato un pillar fondamentale della comunicazione e delle brand values, il corpo magro resta ancora quello più agognato e desiderato dalla cultura occidentale, e dopo una breve parentesi di introdurre in sfilata anche corpi “non conformi” agli standard della moda, la tendenza oggi ritorna a puntare la bussola verso la taglia XS, scelta coadiuvata anche da personaggi come Kim Kardashian, un tempo paladina curvy e ora votata anche lei al culto del “magro uguale bello”. Proprio in questa ritrovata tendenza si introduce anche l’utilizzo smodato dell’Ozempic, farmaco che bloccherebbe il senso di fame, e che nell’ultimo anno pare essere la nuova irrinunciabile medicina per un corpo desiderabile. Non è un caso che a farne maggiormente uso siano gli ambienti patinati di Hollywood e Upper East Side, con in cima un ambassador insospettabile, Elon Musk.

Di conseguenza, ospitare un sontuoso banchetto a base di ostriche e aragosta con caviale non è più un indicatore sufficiente di status; oggi, un segno di vera ricchezza è la capacità di rinunciare completamente al cibo. Mangiare essenzialmente tradisce i bisogni umani più basilari di una persona; in un’era ossessionata dall’“auto-ottimizzazione”, non mangiare suggerisce che una persona è in qualche modo “oltre” i bisogni e ha raggiunto la padronanza totale del proprio corpo con una maggiore capacità di efficienza e concentrazione. Un approccio questo che contiene dentro di se una certa valenza spirituale; nella tradizione giudaico/cristiana il digiuno era spesso il modus scelto da santi e martiri, come ad esempio la Santa Caterina Da Siena, che pare digiunasse per tempi prolungati per dimostrare la completa devozione a Dio attraverso un autocontrollo estremo. Una similitudine che si potrebbe riscontrare anche come forma di snobismo di classe; essere in grado di dimostrare una totale indifferenza nei confronti dei beni materiali, come il cibo stesso, denota una trascendenza sociale, ovvero la capacità di vivere una vita in cui i bisogni materiali non rappresentano una preoccupazione.

Modalità e tendenze che prendono piede nelle fasce più alte della popolazione e che difficilmente si svilupperebbero nei paesi e nelle famiglie con scarsità di mezzi; in occidente siamo decisamente circondati da così tanto cibo, che ora sarebbe molto più difficile non mangiare che mangiare, una situazione decisamente opposta al passato. Nonostante ciò la medicina sembra opporsi diametralmente al trend; l’alimentazione non può e non deve essere considerata una tendenza al pari della moda dei jeans a vita bassa o alta, ma rappresenta un elemento fondamentale della salute dell’essere umano. Negli anni, diete all’ultimo grido e i sostitutivi dei pasti si sono dimostrati molto spesso deleteri per l’organismo o comunque incapaci di essere sostenuti a lungo termine, proprio a causa dell’imponente mancanza dei fondamentali nutritivi per una sana e corretta alimentazione. Secondo gli esperti il digiuno può essere tollerato solo se occasionale e non può rappresentare uno stile di vita quotidiano. Anche l’osannato Ozempic avrebbe importanti effetti collaterali: farmaco a base di Semaglutide destinato ai pazienti affetti da diabete di tipo 2 o da gravissima obesità, se assunto impropriamente può provocare importanti scompensi metabolici, ma anche gastriti croniche e malesseri generali.

In un mondo dove 1 adolescente su 2 soffre di disturbi alimentari, sarebbe forse il caso di diffondere sempre e comunque un approccio sano all’alimentazione, promuovendo un rapporto sano con il cibo inteso come necessità primaria della specie e senza doverne sacrificare l’aspetto di piacere e godimento: il cibo non è un nemico ma il più grande alleato del corpo umano.

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