Ci vestivamo tutti meglio prima che arrivasse il fast fashion?

Dopo la notizia della collaborazione tra Stefano Pilati (ex direttore creativo di Saint Laurent e Zegna) e Zara, il mondo della moda ha aperto dibattiti e riflessioni sull’importanza che il fast fashion sta riscuotendo in questi anni. Marchi come H&M, Bershka e Primark non sono più realtà relegate allo shopping da centro commerciale o alla scorta di capi basic stagionali ma, nell’ultimo periodo, sembrano voler espandere ancora di più il loro dominio – già assoluto – sul mercato della moda, unendo le forze con nomi altisonanti. Di questi tempi l’accessibilità ha la meglio sull’esclusività, sovvertendo uno dei concetti fashion più radicati. È anche vero, però, che dagli anni 2000 l’impatto della “moda veloce” ha totalmente rivoluzionato il modo in cui acquistiamo e, di conseguenza, come ci vestiamo. Non è raro fare una passeggiata in città e notare vetrine di abiti e accessori prodotti in serie, così come gruppi di persone che indossano lo stesso modello di jeans, top o camicia in base alla stagione. Il fast fashion sta omologando le nostre personalità?

Allo stesso modo online ci si imbatte sempre più spesso in video di utenti che espongono i duplicati economici di item di lusso, proposti da colossi come Temu o Shein. Trent’anni fa, a meno che non la si comprasse da un venditore ambulante, chi non poteva permettersi una borsa griffata si accontentava di un modello meno costoso e in alcuni casi anche più ricercato, alimentando il mercato dedicato al target medio. Un segmento che oggi si sta azzerando di fronte alla velocità seriale del fast fashion e ai suoi prezzi impareggiabili. Il basso costo, inoltre, fa sì che si acquisti sempre di più rispetto a quello di cui si ha realmente bisogno, trascurando il proprio stile personale in virtù di tendenze “usa e getta”. Ad oggi è veramente raro incontrare una persona che non abbia mai acquistato fast fashion, e ciò comporta inevitabilmente l’introduzione di prodotti di bassa qualità nel nostro outfit roundup, scoraggiando la ricercatezza, l’autenticità e la sostenibilità del guardaroba.

[📷 BACKGRID / IPA 📹 TikTok: paulinebtk, christianpapini, emilielassegaard, cosmina_paula]

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