La grande asta della Collezione Newhouse organizzata da Christie’s a New York per la giornata di ieri, lunedì 18 maggio, ha riscritto le gerarchie del mercato dell’arte del Novecento, consacrando in una sola serata due figure fondamentali della modernità: Constantin Brancusi e Jackson Pollock. Il totale della vendita, composta da 16 opere in totale, ha superato i 630 milioni di dollari, grazie soprattutto a due aggiudicazioni eccezionali che hanno stabilito nuovi record mondiali per entrambi gli artisti.
Tra i momenti più importanti della serata spicca la vendita di «Danaïde» di Brancusi, battuta per oltre 107 milioni di dollari. Un risultato che supera nettamente il precedente primato dell’artista rumeno, rappresentato dalla vendita di «La jeune fille sophistiquée (Portrait de Nancy Cunard)», passato di mano nel 2018 da Christie’s per 71 milioni di dollari, e che conferma il crescente interesse internazionale per la scultura del XX secolo. Realizzata intorno al 1913, l’opera rappresenta una fase decisiva del percorso creativo di Brancusi, ormai orientato verso una riduzione estrema delle forme e una ricerca della loro essenza spirituale.
Ispirata alla figura di Margit Pogany, giovane artista conosciuta a Parigi, la scultura abbandona ogni intento realistico: il volto viene trasformato in una composizione di linee morbide ed essenziali, in cui occhi, capelli e lineamenti si fondono in un’unica struttura astratta dal tratto armonioso. A rendere ancora più rara questa versione è la presenza della doratura sul volto, elemento poco frequente nella produzione di Brancusi e probabilmente influenzato dall’arte orientale osservata dall’artista nei musei parigini. La combinazione tra oro e patina scura crea un effetto di intensa luminosità e meditazione formale, ombreggiatura difficilmente raggiunta consultiva di questo tipo. Non sorprende dunque che l’opera sia considerata una delle più importanti mai apparse sul mercato, anche perché le altre versioni sono giustamente fuori dal commercio, custodite in grandi istituzioni museali internazionali.
Accanto al record di Brancusi, la stessa asta ha consacrato anche un altro grande maestro del Novecento, Jackson Pollock. Il dipinto «Number 7A» ha raggiunto la cifra impressionante di 181,185 milioni di dollari, diventando l’opera più costosa dell’artista mai venduta all’asta e una delle quattro più care della storia. Davanti a essa solo il «Salvator Mundi» di Leonardo da Vinci, «Portrait of Elisabeth Lederer» di Klimt e «Shot Sage Blue Marilyn» di Andy Warhol. Con questa vendita è triplicato il precedente record di Pollock, rappresentato da «Number 17», venduto da Sotheby’s nel 2021 per 61,1 milioni di dollari.
Il risultato segna un salto enorme rispetto al precedente record di Pollock e conferma il valore simbolico e commerciale dell’Espressionismo astratto americano nel panorama collezionistico globale. La vendita newyorkese assume così un significato che va oltre i singoli risultati economici: da una parte riafferma la centralità di Pollock nella storia dell’arte americana, dall’altra sancisce definitivamente il ruolo di Brancusi come uno dei grandi rivoluzionari della scultura moderna. Due record che testimoniano come il mercato continui a premiare opere capaci di rappresentare momenti fondamentali della ricerca artistica del Novecento.
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