Sono trascorsi quasi due anni da quando Chris Noth, noto per aver interpretato il ruolo di Mr. Big nella serie “Sex and the City”, si è trovato improvvisamente al centro di un vero e proprio ciclone mediatico a causa delle accuse di violenza sessuale mosse da diverse donne. Da quel momento la sua carriera ha subito una profonda svolta, infatti, il suo personaggio è stato tagliato dalla serie “And Just Like That…” – il sequel di “Sex and the City” – e anche da “The Equalizer”, oltre ad aver perso un accordo da 12 milioni di dollari per il suo marchio di tequila. Fin da subito l’attore ha respinto fermamente le accuse, dichiarando: «Le accuse contro di me fatte da individui che ho incontrato anni, addirittura decenni fa, sono categoricamente false. Queste storie potrebbero essere di 30 anni fa o 30 giorni fa, non cambia niente, per me no significa sempre no. Gli incontri sono stati consensuali. È difficile non mettere in dubbio la tempistica di queste storie. Non conosco il motivo per cui stanno emergendo ora, ma so questo: non ho mai aggredito queste donne».
In un’intervista rilasciata ieri, 7 agosto, alla piattaforma “USA Today”, l’attore 68enne ha nuovamente smentito le pesanti accuse che lo hanno colpito: «Non c’è niente che si possa dire per far cambiare idea a qualcuno quando ti travolge questo tipo di ondata. Sembra difensivo. Non lo sono. Non c’è un tribunale penale. Non c’è un processo penale. Non c’è un posto dove posso andare e far uscire la mia storia». Riguardo il suo silenzio sulle accuse, afferma: «Ci sono articoli ancora più assurdi che sono completamente ridicoli, che non hanno assolutamente alcuna base di fatto. E non mi piace parlarne perché non appena lo farò, ci sarà il “Daily Mail” o qualcuno che ne prenderà una parte e lo pubblicherà, e non voglio che i miei figli lo vedano. Non mi sdraierò e dirò solo che è finita. È una storia oscena, ma non è vera. E non posso semplicemente dire “Beh, ok, questo è tutto per me” per questo motivo. Sono un attore. Ho altre cose che voglio fare in modo creativo. E ho dei figli da sostenere. Non posso semplicemente riposare sugli allori. Quindi sì, ho abbastanza [risorse, ndr.] per lasciar andare un anno alla deriva, ma non so come valutare o giudicare il ritorno nel club, nel business, perché le aziende sono spaventate. La gente ha paura di tutto questo. La paura è la parola operativa prevalente quando si tratta di credere o meno. Devo solo continuare. È dura, perché le persone hanno paura e la loro paura li guida. E devo solo perseverare perché ho ancora una vita creativa».