Nel mondo manageriale c’è un ruolo che sta assumendo sempre più importanza, anzi, che le aziende stanno assumendo con sempre maggiore frequenza. Non fatevi ingannare dal suo acronimo, CIAO, che potrebbe distrarre dalle reali competenze tecniche di un Chief AI Officer. È un dato di fatto che l’intelligenza artificiale sia ormai una presenza quotidiana nella vita di tutti, e sta diventando parte integrante anche della vita aziendale, come dimostra uno studio della società di ricerca britannica Pltfrm, secondo cui questa figura è presente in quasi la metà delle aziende del FTSE 100.
Una figura la cui ascesa era inevitabile, un po’ perché i vantaggi dello sviluppo dell’AI sono evidenti – dall’organizzazione interna all’ottimizzazione dei processi, fino al miglioramento dell’esperienza cliente – ma anche a causa dei rischi connessi e delle continue evoluzioni tecnologiche che il Chief AI Officer può monitorare e gestire.
Anche nella moda questa figura inizia a farsi strada tra i vertici aziendali: Ralph Lauren, Estée Lauder Companies, LVMH e Lululemon sono solo alcuni del settore che hanno introdotto il ruolo o aggiornato le competenze del personale per affrontare le sfide legate all’intelligenza artificiale.
Sui vantaggi che questa figura può portare alle aziende non ci sono dubbi: maggiore efficienza operativa, capacità di anticipare trend di mercato e supporto nello sviluppo di prodotti personalizzati, fatto sta che le aziende dovranno investire non solo in infrastrutture tecnologiche adeguate, ma anche in formazione continua, gestione del cambiamento e politiche aziendali che integrino in modo efficace l’IA nei processi.
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