Chi soffre di più tra uomini e donne “quando finisce un amore”?

«Quando finisce un amore com’è finito il mio, senza una ragione né un motivo, senza niente. Ti senti un nodo nella gola, ti senti un buco nello stomaco, ti senti vuoto nella testa e non capisci niente». Lo diceva Cocciante e lo abbiamo testato forse tutti. La fine di una relazione non è quasi mai una bella cosa, o almeno non lo è quando ciò che abbiamo vissuto è qualcosa di importante. Di chi è la colpa? Come reagiscono le persone a un addio? Chi soffre di più? La scienza negli ultimi anni ha provato a trovare una risposta ad alcune di queste domande.

Come la ricerca del 2015 della Binghamton University che insieme all’University College di Londra ha chiesto a 5.705 partecipanti in 96 paesi di valutare «il dolore emotivo e fisico di una rottura su una scala da uno (nessuno) a 10 (insopportabile)». Quello che è emerso è che le donne soffrono di più per le rotture, segnalando livelli più elevati di dolore sia fisico (4,21 vs 3,75) che emotivo (6,84 vs 6,58). Ma così come le donne soffrono di più, sono sempre loro a riprendersi prima e a uscirne emotivamente più forti, al contrario degli uomini che invece non si riprendono mai completamente, ma vanno semplicemente avanti. Il perché ha provato a spiegarlo uno degli autori principali dello studio Craig Morris: «In parole povere, le donne si sono evolute per investire molto di più in una relazione rispetto a un uomo», perché anche una piccola storia potrebbe portare a un investimento biologico notevole, tipo una gravidanza.

Il che le ha rese più esigenti nella scelta di un «compagno di alta qualità». A differenza degli uomini, che possono uscire di scena letteralmente subito e che non soffrono così tanto. Magari prendono, se ne vanno via di casa e ricominciano una nuova pazza vita. Ma non è tutto oro ciò che luccica, cari uomini. Perché? Lo dice ancora il professor Morris: «L’uomo probabilmente sentirà la perdita profondamente e per un periodo di tempo molto lungo mentre “si rende conto” che deve “ricominciare a competere” da capo per rimpiazzare ciò che ha perso – o peggio ancora, arrivare alla realizzazione che la perdita è insostituibile». Ma magari è troppo tardi…

[📸 Instagram: lalaland]

Condividi l'articolo sui social: